Venerdì 24 Novembre 2017

Comune di Forlì, denuncia del Movimento 5 Stelle: «Incombe la censura sul Consiglio»

Martedì 11 Luglio 2017 - Forlì
Il municipio di Forlì (foto Blaco)

Daniele Vergini e Simone Benini contro la proposta di revisione del regolamento comunale: «Il Pd vuole impedirci di realizzare video delle sedute, si va in un'unica direzione: quella contraria alla democrazia»

Troppi paletti, in particolare alle riprese del videomaker pentastellato. Storce il naso il Movimento 5 Stelle di Forlì di fronte alla proposta di revisione del regolamento comunale e nello specifico del Consiglio comunale. «Siamo molto preoccupati», tagliano corto i due consiglieri Daniele Vergini e Simone Benini: le modifiche proposte «vanno in un'unica direzione: quella contraria alla democrazia». 

Con l'aggravante che il documento arriva in aula «durante il periodo estivo quando c'è meno gente in città, è veramente inaccettabile». Secondo i due pentastellati «le modifiche negative sono numerose», ma in particolare puntano il dito contro «l'azione studiata ad hoc per rendere praticamente impossibile al nostro videomaker la realizzazione di video dei lavori consiliari». Video, a loro dire, che hanno «migliaia di visualizzazioni, iniziando a rendere cosciente una parte della cittadinanza sugli sprechi e sulle opacità che tengono la città ferma e in ostaggio degli interessi di pochi». Evidentemente, aggiungono, il Partito democratico forlivese non gradisce. Tra i «numerosi paletti» alle riprese video, «il più grosso è che a potersi accreditare saranno solo i giornalisti iscritti all'Ordine, limitazione che ci sembra totalmente anacronistica". Infatti, sottolineano Vergini e Benini, «oggi è ormai riconosciuto a tutti il diritto di cronaca, e grazie alle nuove tecnologie importanti testimonianze, a volte decisive, sono giunte proprio da comuni cittadini, quindi non vediamo motivazioni o giustificazioni valide per impedire questa attività, se non quella di voler limitare un nostro diritto».

Ma ci sono «altre limitazioni assurde»: la necessità di una richiesta scritta, 72 ore prima di ogni seduta, che dovrà essere autorizzata di volta in volta; la riproduzione di filmati in forma integrale, o, se parziali, che garantiscano la "par condicio", anche fuori dai periodi elettorali. Insomma «vorrebbero imporci di pubblicare per forza anche i video dei consiglieri del Pd, siamo veramente al ridicolo».

Non solo. Le interrogazioni dovranno essere presentate con tre giorni lavorativi di anticipo e la risposta arriverà solo a fine seduta, con «i giornalisti di solito non più presenti»; gli emendamenti con due giorni di anticipo, mentre le convocazioni delle commissioni richiederanno la sottoscrizione di metà dei componenti e non più di un quinto.
Infine il tempo di risposta agli accessi agli atti sarà aumentato da tre a 15 giorni. La giunta, attacca il Movimento, cerca di «nascondere i suoi evidenti fallimenti», imbavagliando, in nome del «metodo autoritario, tipicamente renziano", l'opposizione e «censurando» la divulgazione di quello che succede in consiglio comunale». Tanto c'è lo streaming, che «però in pochissimi guardano». Ecco perché il Movimento, concludono Vergini e Benini, «si opporrà con tutte le forze a questo nuovo attacco alle libertà fondamentali di ogni individuo e invita tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della libertà di espressione, di pensiero, di informazione, di critica e anche di satira a mobilitarsi e unirsi per ribellarsi a questa deriva autoritaria».

 

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