Giovedì 19 Luglio 2018

Lavoro in nero. La denuncia di Bevilacqua (Ugl): "In E-R più di 200mila lavoratori non in regola"

Lunedì 9 Luglio 2018

"In Emilia-Romagna si calcola siano più di 200mila (206.700 per l’esattezza) "lavoratori in nero", in gran parte stranieri, ma non solo. Ovvero: “lavoratori invisibili” che ogni giorno si recano nei campi, nei cantieri, nei capannoni o nelle case degli italiani per prestare la propria attività lavorativa". Queste le stime elaborate dall’Ugl su dati Cgia di Mestre.

"Questi lavoratori, pur essendo sconosciuti all’Inps, all’Inail e al fisco, producono effetti economici che hanno rilevanza nel tessuto socio-economico del territorio di pertinenza" commenta Tullia Bevilacqua, segretario generale di Ugl Emilia-Romagna.

"L’Emilia-Romagna è in assoluto la sesta regione d'Italia per lavoratori irregolari dopo Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia e Puglia, il lavoro nero produce 3 miliardi e 118 milioni di gettito evaso al fisco e 5.6 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso, pari al 4,2% del Pil regionale - spiega il segretario Tullia Bevilacqua - .Per avere un termine di paragone: la regione dove il fenomeno è più grave è la Calabria che pur presentando sulla carta un minor numero di lavoratori irregolari rispetto all’Emilia-Romagna (146 mila) vanta un’incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare maggiore sul Pil regionale (il 9,9%) quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,2%)."

"Oltre alla Calabria, nei primi tre posti per evasione fiscale e contributiva figurano Campania e Sicilia. Mentre le regiioni più virtuose sono al Nord: Veneto e Lombardia che comunque – in quanto regione che produce più opportunità di lavoro - conta il numero più alto d'Italia di lavoratori irregolari: ben 484.700" aggiunge Tullia Bevilacqua.

"L’Ugl Emilia-Romagna ricorda che nella regione E-R oltre al lavoro nero figura quella forma di sfruttamento particolarmente odiosa che è il caporalato, inteso non soltanto come sfruttamento ma anche come mancanza di sicurezza per la manodopera. E nella galassia del lavoro nero - continua - si devono contare i casi di lavoratori dipendenti che fanno il secondo/terzo lavoro, di cassaintegrati o pensionati che arrotondano le magre entrate o da disoccupati che in attesa di rientrare nel mercato del lavoro sopravvivono “grazie” ai proventi riconducibili ad attività irregolari."

"In Emilia-Romagna scontiamo anche il triste primato delle morti bianche e i due fenomeni sono in realtà strettamente legati. Questa situazione complessiva è frutto anche della crisi da una parte, che ha portato al ribasso la produzione e la concorrenza , e delle politiche governative dall’altra che hanno affossato l’economia e il lavoro nel nostro paese a suon di jobs act e tagli alle risorse pubbliche che dovrebbero far funzionare la macchina dei controlli istituzionali. Gli ingenti tagli praticati in questi anni dallo Stato, in termini di uomini e mezzi, hanno reso più insicuro e povero il Paese e il lavoro precario è diventato un riparo per i tanti giovani e meno giovani che affollano le liste dei disoccupati. Il nostro auspicio è che vi sia nelle politiche governative nazionali ed anche regionali – chiediamo al governatore Bonaccini più risorse - una netta inversione di tendenza che rimetta i diritti e la giusta retribuzione al centro dell’economia ed il lavoro" conclude il segretario generale di Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua.

 

 

 

 

 


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