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Forlì: è iniziato il “murales” di Gomez in via Andrelini ed è già polemica

Dopo la prima giornata di lavoro, sul prospetto di una palazzina Acer in piazzale Guido da Montefeltro, all’angolo con via Andrelini, s’inizia ad intravvedere la qualità del lavoro di Gomez che sarà a forlì fino al 26 febbraio. Protestano i Verdi che dicono: “Street art? No, solo un’attività di decorazione”. Guarda le foto di Fabio Blaco

Arrivato lo scorso 22 febbraio, GOMEZ, il noto artista di strada, sarà a Forlì fino al prossimo 26 febbraio per ultimare l’opera di street art su una parete di 10 metri in via Andrelini, all’angolo con piazzale Guido da Montefeltro, per il primo grande evento di ‪“#‎ForlìAmoStreetArt‬ – dal degrado al decoro”. Un intervento, promosso dagli assessorati al Centro Storico e alla Cultura, che viene realizzato grazie al contributo dell’Azienda Bonfiglioli Riduttori che lo ha sponsorizzato in toto.

 

 

Ieri, 23 febbraio, si è svolta la conferenza stampa dell’assessora alla cultura, Elisa Giovannetti, accompagnata dalla vice sindaca, Veronica Zanetti, per illustrare ‪l’iniziativa di #‎ForliAmoStreetArt. Inatnto sulla pedana della gru lo “street artist” lavorava alla sua opera che già s’iniziava ad intravvedere: Una soave figura di donna che fa capolino in mezzo a due finestre della facciata dello stabile.

 

“I bozzetti di Gomez – ha detto la il vicesindaca, Veronica Zanetti – sono risultati i più idonei a rappresentare l’idea che avevamo in mente e questo lavoro e solo l’inizio di una serie di passi che intendiamo compiere in questa direzione, un modo per riqualificare e valorizzare la nostra città”. Sabato, al completamento dell’opera, è previsto un incontro in Comune tra l’artista, molto schivo e riservato, e gli studenti delle scuole superiori.

 

Classe 1980, origini sudamericane ma accento romanesco, Gomez ha vissuto tra Berlino, Londra e Roma, le sue opere sono state esposte in tutta Europa e recentemente ha partecipato, a Londra, al contest ‘Behind The Curtain’, una competizione tra artisti di tutto il mondo, arrivando primo con l’opera “Tao”. Questa è la prima volta che realizza un’opera a Forlì.

 

La novità sta suscitando grande interesse tra i forlivesi, specialmente i più giovani, che anche ieri hanno assistito al progredire dei lavori scattando foto e condividendole in gran quantità sui social network anche se non tutti si dicono soddisfatti.

 

La posizione dei Verdi – Secondo i Verdi di Forlì-Cesena, infatti, “L’operazione messa in atto sull’edificio delle case popolari di via Andrelini avente lo scopo dichiarato di combattere il degrado in Centro Storico non ha nulla a che fare con la street art, è una semplice operazione di decorazione. Si tratta – dicono i Verdi – più modestamente una attività definibile “di abbellimento” secondo una logica propria dei regimi che vogliono celebrare se stessi”.

 

Il movimento, nel suo comunicato, non ha “Nulla da dire sulle qualità artistiche di Gomez” ma sostien, altresì, che sarebbe “la stessa ragione di fondo della street art ad essere negata: essa grida le proprie idee attraverso i propri dipinti, contrasta il c.d. potere, non si fa rinchiudere in recinti né si rende strumento di operazioni di semplice “abbellimento”, non è strumento delle istituzioni tantomeno si fa sponsorizzare dall’industria. Altre volte  – prosegue il comnicato dei Verdi – è accaduto che un artista di strada, un contestatore, un anarchico, una figura “contro” sia stato chiamato dalle istituzioni a esprimersi secondo lo stile che gli è proprio: a Pontedera Enrico Baj, a Pisa Keith Haring, a Roma Eduardo Kobra, ma quello che una amministrazione progressista dovrebbe fare è indicare qualche luogo su cui gli artisti di strada possano esprimersi, sperimentare, dire la loro, lasciando ad essi totale libertà. Tra la prima opzione, più “decorativa”, e la seconda, espressiva e libertaria c’è la stessa differenza che corre fra una politica culturale irrigimentata che nulla prodiuce e quella che lascia spazi e offre opportunità e libertà a giovani emergenti. Il contrasto ai graffitari che imbrattano i muri di Forlì ha bisogno, invece dell’imbragatura che gli vuole mettere l’amministrazione, di spazi di libertà, di luoghi dove potersi esprimere senza limitazioni e indicazioni, senza sponsor e madrine politiche. Abbia il coraggio questa amministrazione di aprirsi a quanto c’è di nuovo in giro piuttosto che, come al solito, di volerci vendere esperienze addomesticate”.

 

“Ben diversa – concludono i Verdi forlivesi – fu l’esperienza del 1973 con la quale alcuni gruppi di giovani insieme con esuli cileni composero su tante pareti della nostra città dipinti di protesta contro il colpo di stato e l’uccisione di Salvatore Allende: fu un’esperienza fortemente sentita, capace di coinvolgere spontaneamente tante persone e di ottenere un consenso che non riguardava certamente l’amministrazione ma l’azione in sé. Non si capisce infine per quale motivo questioni culturali così difficili da affrontare per chi non dispone di adeguata competenza e dei necessari strumenti conoscitivi non siano affidati a chi ha la responsabilità della cultura invece di essere prerogativa di chi le mette nello stesso calderone delle piste di pattinaggio in piazza o delle rumorose serate con musica e birra o altre simili improvvisate attività”.