Sedicenne suicida a Forlì. Difesa genitori chiede assoluzione: “Mai lesinato cure per lei”

Processo di fronte alla Corte d'Assise del Tribunale di Forlì per la morte di Rosita Raffoni, suicidatasi il 17 giugno 2014: "Lei stessa confutò le accuse"

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Assoluzione perché il fatto non sussiste, ovvero non costituisce reato o, in via subordinata, la concessione delle attenuanti prevalenti sulle aggravanti, la sospensione condizionale della pena e la non menzione. Sono queste le richieste avanzate dall’avvocato Marco Martines, difensore dei coniugi Robero Raffoni e Rosita Cenni a processo di fronte alla Corte d’Assise del Tribunale di Forlì per le ipotesi di reato di maltrattamenti fino alla morte e, per il solo Raffoni, di istigazione al suicidio nei confronti della figlia Rosita Raffoni, suicidatasi a 16 anni il 17 giugno 2014. 

La pubblica accusa, pm Sara Osa, nella sua requisitoria il 16 maggio ha chiesto la condanna per Rosita Cenni a 2 anni e 6 mesi di carcere e a 6 anni per Roberto Raffoni. Nella sua arringa difensiva, durata circa 6 ore e mezza, l’avvocato Martines ha dapprima confutato le tesi dell’isolamento fisico ed informatico di Rosita Raffoni, sottolineando come fossero intense le sue frequentazioni con amiche e compagne di classe dimostrate anche dalla volontà di eleggerla rappresentante di classe.

La difesa ha poi ricordato come i coniugi Raffoni non abbiano mai lesinato nelle spese per Rosita, in modo particolare quelle mediche, rivolgendosi sempre ai professionisti più cari e a strutture private a pagamento. Per la difesa la crisi che ha portato al tragico epilogo deriva dal conflitto mai risolto di non voler deludere i genitori e nel contempo nel sentirsi in contrasto con loro. Da qui una enfasi e una foga polemica della figlia nei confronti dei genitori per motivi solo apparentemente futili.

L’avvocato Martines ha poi affrontato dettagliatamente l’estesa mole di attività informatica e messaggi emersa durante il dibattimento e dove, secondo la difesa, ci sarebbe stata “insistenza dell’accusa su capisaldi inconsistenti”. La difesa ha poi sottolineato la non prevedibilità, a suo giudizio, che i presunti maltrattamenti psicologici avrebbero potuto portare alla morte di Rosita.

Per quanto riguarda l’istigazione al suicidio attribuita al padre, per la difesa sarebbe stata la stessa Rosita, scrivendo “povero illuso, pensavi veramente che volessi vivere una vita così”, a confutarla. Il presidente della Corte Giovanni Trerè ha poi fissato per il prossimo giovedì 14 giugno l’udienza per le repliche delle parti e la successiva camera di consiglio per arrivare a sentenza.

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