Tanti artisti sul palco di Crisalide Festival a Forlì

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Continua il weekend di Crisalide, fiore all’occhiello della cultura a Forlì, diretto e organizzato da Masque Teatro, che quest’anno ha scelto come tema/titolo «Nachleben. Sopravvivenze». Sul palcoscenico del Teatro Felix Guattarì sabato 7 settembre: Opera Bianco, Simone Azzone, Stalker di Daniele Albanese, Francesco Albanese, Marco Tronconi, Arianna Mazzotti, Lea Barletti e Werner Waas, Pietro Babina, Cosmesi.

Crisalide si svolge a Forlì dal 6 al 15 settembre negli spazi del Teatro Felix Guattarì (Ex Filanda Maiani), sito nel quartiere di Schiavonia in via Orto del Fuoco,3 e ha come tema/titolo: NACHLEBEN. Sopravvivenze. Crisalide in questa edizione allaccia a sè il concetto di Nachleben, pensato dallo storico tedesco dell’arte e delle civiltà Aby Warburg. Nello specifico «quello che ci lega al Nachleben warburghiano», sono queste le parole del direttore artistico Lorenzo Bazzocchi, «è la sua vicinanza al concetto di “rimozione” e “ritorno del rimosso” che sentiamo prioritario ogniqualvolta dal nulla ci si avvicina al luogo della creazione, con tutto il suo portato di elementi consci ed inconsci, di sopravvenienze e dimenticanze, di certezze anticipate e di abbandoni».

Sabato 7 settembre ospita a partire dalle 18.00 la compagnia Opera Bianco, già in residenza al Guattarì durante l’estate, che negli spazi del Teatro Felix Guattarì presenta il secondo studio del loro ultimo lavoro JUMP!, un lavoro che affronta il problema del ritmo dell’uomo in dialogo con il ritmo del mondo. “Come continuare a camminare nonostante tutto stia crollando? Usiamo il clown come metafora della condizione umana. Buster Keaton modifica continuamente il suo corpo e le leggi fisiche che lo riguardano in funzione di una danza ostinata. Caduta, salto, sospensione.  La caduta se vista sottosopra diventa un salto, un tentativo di volo”.

Alle 18,40 l’incontro è con Simone Azzoni dal titolo “Il clown inciampa”. Si prosegue alle 19.25 con “VON solo” spettacolo di danza della compagnia STALKER di Daniele Albanese, anch’essa in residenza a Forlì presso gli spazi della compagnia Masque. Il confine tra ciò che è chiaro e leggibile e ciò che è oscuro e misterioso è la zona di indagine di “VON solo”. Forze naturali, forze fisiche e forze politiche mutano, distorcono e muovono il corpo del danzatore in una riflessione sulla danza intesa come continua trasformazione.

Alle 20.30 il dibattito filosofico con Arianna Mazzotti, Francesco Albanese, Marco Tronconi. Il 19 agosto 1839, in una sala gremita, a Parigi, il pubblico attende che Louis Daguerre salga sul palco per rivelare al mondo la tecnica fotografica del dagherrotipo da lui scoperta. La fotografia sta per entrare ufficialmente nella storia dell’umanità, ma Daguerre non si presenta. A partire da questo episodio e da alcuni altri brevi accenni legati alla nascita della fotografia, l’intervento a tre voci tenterà di dar forma alla possibilità di interrogarsi su cosa sia la storia di un’insorgenza, come si possa comprendere il vortice delle pratiche, la sua irrevocabile prolificità nell’intreccio inesorabile delle vite che producono avanzi che obbligano ad avanzare. Verso dove? Simultanea intuizione dell’esser sempre già arrivati, sempre attualmente raggiunti, e proprio perciò esposti ai movimenti di contro-effettuazione che affettano il reale e lo fanno divergere da sé.

Dopo una breve pausa, in cui verrà offerto un ristoro agli spettatori in attesa della ripresa degli spettacoli serali, si continua con lo spettacolo di Lea Barletti e Werner Waas “Natura morta con attori”. Cosa resta di noi, al di fuori dei ruoli già scritti che, quotidianamente e con assoluta partecipazione, interpretiamo? È forse questo, quel “vuoto nel cosmo” di cui parla l’autore, l’isolamento, la stasi e la morte al centro della vita stessa? Un uomo e una donna si incontrano, sullo sfondo di Venezia, di una dimostrazione studentesca e dell’assassinio di un poeta. Una presa di coscienza, un tentativo di essere assolutamente sinceri, davanti a sé e davanti agli altri, destinato a fallire, o a terminare in una qualche sanguinosa resa dei conti.
Un atto poetico radicale.

Segue la lettura/performance «Gaming» di Pietro Babina, regista della storica compagnia bolognese Teatrino clandestino, una Lettura sonorizzata di Rivista 7. Una lettura (non integrale) dell’ultimo numero pubblicato. Ad ogni presentazione una diversa modalità.
La Super Dittatura ha creato un videogame, il cui utilizzo è obbligatorio, per trasformare tutti gli abitanti della terra (nessuno escluso) in artisti, decretando la definitiva banalizzazione del concetto di artista. Rivista ha la natura del dono, quel dono tabù la cui gratuità definisce il tentativo di fuga (disperata) dal sistema avvilente della mercificazione capillare dell’atto artistico.

La giornata si conclude con il concerto/performance “Cosmesi fa un live” della compagnia friulana Cosmesi. La compagnia ha realizzato un disco di otto canzoni pop, suonate, scritte e cantate interamente da due artisti visivi e performer che non hanno mai suonato uno strumento. La performance LIVE, è il tentativo di portare a termine tutti i pezzi del disco dal vivo e si nutre della difficoltà del nostro non saper suonare i nostri pezzi: è l’incongruenza della “situazione concerto”, la mostra delle timidezze e di tutti gli inciampi dei performer, è i buchi di silenzio nei passaggi tra un pezzo e l’altro.  Tutto il progetto si carica di una non totale messa a fuoco. Un travestimento. Una miscela impossibile: la sovrapposizione di due mondi: ritrovarsi a reggere la parte dell’impostore e ignorare il limite, fare finta.

 

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