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Interrogazione di Europa Verde alla Giunta regionale sulla classificazione degli appostamenti da caccia nella Provincia di Forlì-Cesena

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Il Gruppo Europa Verde ha depositato oggi un’interrogazione per chiedere alla Giunta regionale chiarimenti sulla classificazione degli appostamenti da caccia nella Provincia di Forlì-Cesena dove, secondo l’attuale Piano Faunistico Venatorio Regionale, sono presenti 787 appostamenti da caccia, tutti classificati “da terraferma”. Fra questi ve ne sarebbero però all’incirca 30 che, in base alle segnalazioni pervenute da parte di rappresentanti di Pro Natura Cesenatico, Pro Natura Forlì, WWF Forlì-Cesena, Oasicostiera, sembrano possedere in realtà le caratteristiche di appostamenti “in zona umida”, in quanto dedicati unicamente alla caccia all’avifauna acquatica.

In forza della classificazione come appostamenti “da terraferma”, gli specchi d’acqua presenti verrebbero riempiti solo qualche giorno prima dell’apertura della caccia e al loro interno non verrebbero rispettate le restrizioni riguardanti l’utilizzo di munizioni contenenti piombo, che sono vietati negli appostamenti classificati “da zona umida”. Questa erronea classificazione favorirebbe inoltre la presenza di un maggior numero di appostamenti di caccia in quanto la distanza prescritta fra gli appostamenti “da terraferma” è di soli 150 metri, mentre per quelli “in zona umida” la distanza minima fra appostamenti è di 300 metri.

In risposta ad una precisa richiesta di ISPRA, il Servizio Territoriale Agricoltura, Caccia e Pesca di Forlì-Cesena ha reso noto che in Provincia di Forlì-Cesena sono state rilasciate autorizzazioni di appostamenti fissi “da terraferma” e appostamenti fissi per la caccia al colombaccio, mentre non ha rilasciato autorizzazioni per appostamenti fissi “in zona umida”. Il Servizio ha preannunciato sopralluoghi per verificare il rispetto delle autorizzazioni rilasciate.

In merito alla definizione di zona umida, di recente si è espressa anche la Commissione europea ribadendo la validità della definizione espressa dall’art. 1 della Convenzione di Ramsar sulle zone umide di importanza internazionale, ovvero che “qualsiasi zona temporaneamente coperta dall’acqua è zona umida indipendentemente dalle sua dimensioni e che detta definizione sia applicabile tanto dai cacciatori che dai funzionari incaricati dell’applicazione”.

“La classificazione degli appostamenti come ‘da terraferma’ anziché ‘in zona umida’ – afferma Silvia Zamboni, Capogruppo di Europa Verde e Vice Presidente dell’Assemblea legislativa – non vincola i proprietari e i conduttori delle aree di caccia a conservare, anche al di fuori della stagione venatoria, le caratteristiche ambientali proprie di una zona umida. Ciò provoca enormi danni alla stagione riproduttiva di molte specie di avifauna acquatica che in primavera scelgono questi siti come luoghi idonei alla nidificazione rischiando di restare privi del loro habitat acquatico naturale. Inoltre, favorisce una maggiore presenza di aree in cui è autorizzata la caccia e consente l’uso di munizioni contenenti piombo, che sono invece vietate negli appostamenti di caccia classificati come ‘di zona umida’. Con l’interrogazione chiedo quindi alla Giunta se non ritenga necessario garantire la regolarità dei sopralluoghi e dei controlli che il Servizio regionale di Forlì-Cesena ha promesso a ISPRA di effettuare ma solo “compatibilmente con le risorse umane disponibili”, sopralluoghi utili anche a verificare l’eventuale utilizzo di munizioni contenenti piombo che per legge sono proibite nelle zone umide”.

 

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