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Domande e considerazioni di alcuni genitori sulla mancata riapertura delle scuole superiori il 7 gennaio

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Dopo l’incredibile mancata apertura delle scuole superiori del 7 gennaio, giornali, televisioni e social sono stati giustamente inondati da lettere, appelli e vere e proprie grida di dolore di ragazzi, genitori, psicologi, psicoterapeuti, importanti giornalisti, ecc. che continuamente sottolineano il disastro sociale che i ragazzi stanno vivendo da quasi un anno a causa della chiusura fisica delle scuole.

Persino da parte di stretti collaboratori del governo in carica (con riferimento alle recenti
dichiarazioni del coordinatore scientifico del Cts, Agostino Miozzo), è partita la denuncia del
dramma delle nuove generazioni costrette a casa per la chiusura delle scuole, ventilando i gravi
danni, anche psichici, nell’educazione, nella crescita e negli aspetti di relazione dei ragazzi. Appelli e grida di dolore che, come genitori, sottoscriviamo in pieno e, per quanto possibile, cerchiamo e cercheremo sempre di amplificare nella loro drammaticità.

Con questa lettera noi però vogliamo arrivare ancora più al cuore dei problemi, con particolare
riferimento alla nostra città: individuare chi aveva l’obbligo di assumere iniziative e non ha
provveduto, non tanto per stigmatizzare il deplorevole gioco delle “responsabilità” che in simili
occasioni si compone a giustificazione dell’operato di enti e amministratori pubblici, ma perché, da
cittadini, ci rimane solo l’arma democratica di valutare l’operato di chi ci governa e di chi doveva
fare e non ha fatto per una valutazione futura nella scelta dei nostri governanti.

Nel presupposto che le decisioni sugli edifici scolastici delle scuole superiori spettino alla
Provincia, vorremmo sapere perché questo ente, nella persona del suo Presidente e
dell’Assessore di riferimento, in quasi un anno di pandemia non abbia trovato (a quanto ci risulta,
ma saremmo soddisfatti se ci fossero smentite ben motivate) altri spazi per i nostri ragazzi atti a
“diluirli” nella città e non solo nei centri studi?.

Facciamo alcune considerazioni, per dimostrare che potevano essere attivate iniziative concrete a
tale scopo. La sede della Provincia in Piazza Morgagni a Forlì (per la quale certamente si sono trovate le risorse per il rifacimento di una bella facciata, come si può vedere dai ponteggi attualmente montati) conta uno spazio enorme, che stentiamo a credere sia esclusivamente utilizzato dai dipendenti dell’ente pubblico, come peraltro l’edificio antistante.

Peraltro, trattandosi in entrambi i casi di edifici adibiti nel passato a sedi scolastiche, sarebbero perfettamente idonei a tale utilizzo, con gli inevitabili interventi che la volontà politica potrebbe giustificare e sostenere.

Se tale intervento appare troppo specifico, con implicazioni e difficoltà di tipo tecnico  -amministrativo che non possiamo conoscere, in alternativa poteva avviarsi una indagine conoscitiva al fine di individuare quali e quanti istituti scolastici dispongano di aule idonee ad ospitare gli studenti, distinguendoli da quelli che non ne hanno, valutando le condizioni necessarie per l’accoglienza degli studenti ed approntando i mezzi idonei allo scopo.

Senza alcuna necessità di ricorrere all’ausilio di esperti, è noto che l’istituto aeronautico dispone di
un gran numero di aule vuote; che le aule dell’università, secondo i tempi del suo calendario, sono
spesso inutilizzate; e potremmo proseguire con un ampio elenco di ulteriori possibilità, tra cui anche gli spazi museali tutt’ora vuoti.

Ci risparmino i nostri interlocutori, per favore, risposte legate alle “difficoltà burocratiche”, perchè
una situazione di necessità come quella in cui viviamo deve essere normativamente superata.
Ci risparmino risposte sulle tempistiche, perché “un anno” per pensarci è stato più che sufficiente.
Anzi, il tempo trascorso nell’inerzia fissa l’immagine di una pubblica amministrazione in significativo ritardo nell’adempimento dei suoi obblighi istituzionali.

In merito al problema dei trasporti nella nostra Forlì (e non parliamo di Milano o Roma, ma di una cittadina che in 20 minuti può essere attraversata in bicicletta da una parte all’altra) abbiamo capito innanzitutto che la Prefettura, in un tavolo di lavoro con Scuole e Start Romagna, si è “avvicinata” al problema circa 15-20 giorni fa (facendo un sondaggio a metà dicembre tra gli studenti delle scuole superiori, per capire quanti fra gli stessi utilizzino i mezzi pubblici per recarsi a scuola). Apprendiamo da un’intervista del Prefetto, pubblicata in data 10 gennaio sul Carlino, che “il miracolo” (così definito) di assicurare i mezzi pubblici adeguati si era compiuto … “tuttavia rimettere in circolazione milioni di ragazzi in piena pandemia, può essere comprensibilmente ritenuto un rischio forse troppo elevato”.

A questo punto, ci chiediamo: ma se ci stanno dicendo tutti, per quanto ci consta dalle dichiarazioni
dei consulenti del governo e dalle dichiarazioni a vario titolo rilasciate alla stampa, che i rischi di
contagio non sono nella scuola, ma nei trasporti, e se il Prefetto ci dice che i trasporti nel forlivese
sono “miracolosamente” adeguati, perchè non riaprire le scuole superiori a Forlì?

Da ultimo poniamo alla Regione Emilia Romagna, nelle persone del  Presidente Bonaccini e dell’assessore di riferimento le seguenti domande: se è vero come è vero che i Dirigenti Scolastici (per quanto consta) hanno approntato tutte le precauzioni ed i presidi necessari nei singoli istituti come ampiamente sottolineato dalla stampa locale e nazionale, e che il predetto locale tavolo della Prefettura con le aziende trasporti ha approntato “un piano trasporti” nel nostro territorio, perché sono rimaste chiuse le scuole a Forlì? Perchè non si sono trattati i singoli territori con le specificità che le singole situazioni richiedevano? E’ troppo chiedere di sapere se questi organi amministrativi, Provincia, Prefettura, Regione hanno una qualche forma di dialogo, si interessano concretamente del problema, prioritario e non procrastinabile, della riapertura delle scuole?

Ci piacerebbe davvero avere delle risposte appaganti alle nostre domande, con motivazioni
adeguate che, alla fine di tutto, potremo riferire ai nostri ragazzi e dire loro che il sacrificio di un
anno della loro vita nel suo periodo più bello è stato veramente necessario e noi adulti non
abbiamo davvero potuto evitarlo.

Lettera firmata

 

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