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Le Rubriche di ForlìNotizie - Romagna Mondo

ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 1 / Una nuova rubrica di Eraldo Baldini, presentata dall’autore

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Un amico, una volta, mi ricordò che esiste una canzone, diventata quasi un inno, che si intitola “Romagna mia”, ma non esistono un “Lombardia mia” o un “Lazio mio” o una “Umbria mia” e via discorrendo. Esistono canti che inneggiano a Milano, a Napoli, a Roma, a Genova e chi più ne ha più ne metta, ma dedicati a una regione o sub-regione, no. Non so se sia proprio così, non conosco a sufficienza le centinaia di brani popolari o d’autore di questo tipo per poterlo sostenere dando ragione al mio amico, ma mi viene da dire, sfidando la facile retorica, che sì, in fondo è vero: pur noti per i loro duraturi (e oggi molto attenuati) campanilismi interni, capaci di suscitare motteggi, sfottò e una vasta aneddotica che contrappone – di solito bonariamente – una città all’altra, i nostri conterranei, alla parola “Romagna”, hanno un sussulto d’orgoglio, d’amore, di senso di appartenenza, che in fondo trovano riscontro in una storia, in una lingua e in un patrimonio culturale non privi di quelle caratteristiche che conducono al concetto di “identità”. Anche se ci sono stati e ci sono studiosi di vaglia pronti a infischiarsene del sentire comune e a negarlo.

Questa premessa ha lo scopo di partire, per illustrare sommariamente la rubrica a cui diamo inizio, da un convincimento che può suonare come uno stereotipo (e che non è privo di eccezioni che ne costituiscono piccole smentite), ma che in fondo si basa su elementi veritieri e concreti: i romagnoli sono stati protagonisti, soprattutto nel Novecento, di notevoli fenomeni di migrazione interna (come quella dalla montagna e dalla collina verso la pianura), ma si sono spostati altrove, in Italia e all’estero, meno di altre popolazioni. Anche in questo caso lasciamo numeri e analisi agli addetti al lavori, e soprattutto chiariamo che le motivazioni delle migrazioni sono multiformi, complesse e vanno ben oltre la dimensione dell’amore e dell’attaccamento verso la propria terra, però rimane il fatto che il dato enunciato trova un concreto riscontro statistico.

Detto ciò, apriamo la porta ai contenuti della rubrica (che si limita, chiariamolo, a uno sguardo al passato, remoto o recente che sia, e non all’oggi): poco o tanto, volentieri o meno, anche i ravennati e i romagnoli hanno in più occasioni abbandonato la “casetta loro” superando la “nostalgia del passato dove la mamma loro hanno lasciato”, e hanno varcato le frontiere nazionali. C’è chi lo ha fatto per bisogno, chi per spirito di avventura, chi per un qualche ideale, chi per irrequietudine, chi per curiosità e desiderio di scoperta, chi infine come via di fuga e di salvezza in occasioni in cui la storia mostrava i volti duri dell’intolleranza e della repressione.

Così, anche andando indietro di secoli, possiamo trovare romagnoli che hanno attraversato non solo i confini ma persino gli oceani, lasciando a volte un’impronta forte nella storia perché il loro viaggio, la loro avventura o la loro fuga non sono stati anonimi e insignificanti, ma preludio e causa di eventi e protagonismi interessanti, a volte incredibili e degni di essere ricordati e raccontati. Certo, ci sarà chi già conosce le loro storie, chi le ha studiate e magari già ne ha scritto, ma siamo certi che una buona parte dei lettori non sappia ancora molto di questi personaggi e di questi argomenti. Non sappia, ad esempio, che solo negli Stati Uniti esistono 14 città o paesi che si chiamano “Ravenna” (e ce ne sono che portano i nomi di altre località della nostra terra); non sappia che statue dedicate a romagnoli divenuti protagonisti ed “eroi locali” si trovano in città del Sud America; non sappia che i primi a comporre vocabolari sulle lingue di popolazioni native di quel continente furono proprio dei romagnoli, oltre ad altri italiani.

Giacomo Costantino Beltrami

Giacomo Costantino Beltrami

Allargando lo sguardo al di fuori della nostra regione, poi, non sappia che gli italiani parteciparono, e in maniera non marginale, alla leggendaria “conquista del West” che tanto ci ha affascinato al cinema (pensiamo solo a Charles Angelo Siringo, che diede la caccia a Billy the Kid e che scrisse i primi romanzi western, e a Giacomo Costantini Beltrami, nato nel 1779, che esplorò il Mississippi e fu guerriero “ad honorem” delle tribù Sioux e Chippewa e che avrebbe potuto ispirare il film del 1970 “Un uomo chiamato cavallo”). Militando in entrambi gli schieramenti, in moltissimi parteciparono alla Guerra Civile (o di Secessione che dir si voglia) americana, quella che genericamente definiamo tra “Nordisti” e “Sudisti”; che furono sceriffi, banditi, fondatori di città, esploratori, missionari, artisti, agricoltori, pescatori, cercatori d’oro, avventurieri, biscazzieri, imprenditori, cacciatori, commercianti o altro nel “Nuovo Mondo”; che militarono a centinaia nell’esercito impegnato nelle “Guerre indiane”, tanto che solo nel Settimo Cavalleggeri del colonnello Custer, decimato nella famosa battaglia di Little Big Horn (Montana) del giugno 1876 contro una folta schiera di indiani Sioux, Cheyenne e Arapaho, ce n’erano 7 o forse di più, fra i quali il trombettiere Giovanni Martini, uno dei pochissimi superstiti.

Giovanni Martini

Giovanni Martini

Di italiani ce n’erano nel famigerato “Mucchio Selvaggio” come nelle fila dell’Agenzia Pinkerton che al “Mucchio” dava la caccia; che alcuni nostri compatrioti probabilmente approdarono in America addirittura quando era ancora vivo Cristoforo Colombo, che poi era italiano a sua volta come altri tre membri degli equipaggi delle caravelle (Giacomo Rimo, Antonio Calabrese e Giovanni Vezzagno, per la precisione); che seguire questi fili non è comunque facile, perché molti degli italiani arrivati presto nel Nuovo Mondo cambiarono, per adeguarsi alla lingua locale e meglio integrarsi, i loro nomi e cognomi, che oggi sono quindi difficilmente riconoscibili (il mio “Baldini”, ad esempio, poteva diventare “Baldwin”…).

Reggimento Garibaldi Guard

Guerra civile americana: soldati italiani del Reggimento di fanteria nordista “Garibaldi Guard”

Insomma, l’avete capito: la nostra rubrica e il nostro viaggio sulle orme di romagnoli da ricordare per le loro vicende avvenute “altrove” parte da qui: dall’America, che nei secoli scorsi rappresentò per molti un’opportunità, un sogno, una parentesi o un duraturo destino (seguiranno poi storie di luoghi e personaggi negli altri continenti).

Non parliamo solo della grande emigrazione di massa che soprattutto dal 1880 ai primi decenni del Novecento portò oltre l’Atlantico milioni di nostri connazionali: parliamo anche (anzi piuttosto) di un’altra pagina, quella riguardante non le enormi schiere di persone costrette per bisogno a lasciare la loro terra, ma individualità molto interessanti mosse da motivazioni e da intenti di altra natura.

Così come parleremo, relativamente alle località del mondo che hanno lo stesso nome di quelle romagnole (abbiamo già detto delle diverse “Ravenna” che esistono negli U.S.A.), delle suggestioni che, al di là della presenza o meno in loco di italiani e di romagnoli al momento dell’attribuzione del nome, possono avere spinto le diverse autorità locali ad onorare la storia, la bellezza e la cultura delle nostre città.

Rolle

PER APPROFONDIRE

Andrea Baravelli, I romagnoli all’estero: tradizione regionale e identità nazionale alla prova dell’emigrazione, in «Memoria e Ricerca», n 8, 1996.

Andrea Baravelli, Un aspetto dimenticato della nostra storia: l’emigrazione ravennate all’estero (1878-1921), in «I Quaderni del Cardello», n. 12, 2004.

Andrew F. Rolle, Gli emigrati vittoriosi. Gli italiani che nell’Ottocento fecero fortuna nel West americano, Rizzoli, Milano 2003.

Alessandro Trojani, Go West! Alla ricerca degli italiani nel West americano, Nuova Toscana, Campi Bisenzio (FI) 2004.

Emanuele Cassani, Italiani nella guerra civile americana, 1861-1865, Prospettiva editrice, Civitavecchia 2006.

Frank W. Alduino – David J. Coles, Sons of Garibaldi in Blue and Grey. Italians in the American Civil War, Cambria Press, New York 2007.

Flavia Bugani – Antonio Greggi, Romagnoli nel mondo. Storie di emigrazione, Tip. Fabbri, Modigliana (FC) 2011.

Paolo Poponessi, Dixie. Storia italiana della guerra civile americana, Il Cerchio, San Marino 2015.

Luigi Grassia, Gli italiani alla conquista del West, Mimesis, Milano-Udine 2018.

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