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Istat: in Italia aumenta la povertà, nel 2020 un milione di persone in più in povertà assoluta. L’aumento più forte al Nord

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L’Istat ha diffuso oggi le stime preliminari della povertà assoluta in Italia per l’anno 2020 insieme alle stime preliminari delle spese per consumi delle famiglie che costituiscono la base informativa per gli indicatori di povertà assoluta. Le stime definitive saranno disponibili, rispettivamente, il 16 e il 9 giugno 2021. I dati offrono un quadro chiaro delle conseguenze che la grave crisi economica prodotta dalla pandemia e dall’emergenza sanitaria ha determinato sulle condizioni di vita delle famiglie nell’anno appena passato.

IL RAPPORTO COMPLETO: RAPPORTO ISTAT

Le stime preliminari del 2020 indicano valori dell’incidenza di povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%, più 335mila famiglie in povertà), con oltre 2 milioni di famiglie povere, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%, oltre 1 milione di persone in più) con i poveri che si attestano complessivamente a 5,6 milioni di italiani.

Nell’anno della pandemia si azzerano i miglioramenti registrati nel 2019. Dopo quattro anni consecutivi di aumento, si erano infatti ridotti in misura significativa il numero e la quota di famiglie (e di individui) in povertà assoluta, pur rimanendo su valori molto superiori a quelli precedenti la crisi avviatasi nel 2008, quando l’incidenza della povertà assoluta familiare era inferiore al 4% e quella individuale era intorno al 3%. Pertanto, secondo le stime preliminari del 2020 la povertà assoluta raggiunge, in Italia, i valori più elevati dal 2005 (ossia da quando è disponibile la serie storica per questo indicatore).

L’incremento della povertà assoluta è maggiore nel nord del paese e riguarda 218mila famiglie (7,6% nel 2020, era del 5,8% nel 2019), per un totale di 720mila individui. Peggiorano anche le altre ripartizioni ma in misura meno consistente. Il Mezzogiorno resta l’area dove la povertà assoluta è più elevata: coinvolge il 9,3% delle famiglie contro il 5,5% del Centro.

Nel 2020 l’incidenza di povertà assoluta cresce soprattutto tra le famiglie con persona di riferimento occupata (7,3% nel 2020, era del 5,5% nel 2019). Si tratta di oltre 955mila famiglie in totale, 227mila famiglie in più rispetto al 2019. Tra queste ultime, oltre la metà ha come persona di riferimento un operaio o assimilato (l’incidenza passa dal 10,2 al 13,3%), oltre un quinto un lavoratore in proprio (dal 5,2% al 7,6%).

L’aumento della povertà assoluta si inquadra nel contesto di un calo record della spesa per consumi delle famiglie (su cui si basa l’indicatore di povertà). Secondo le stime preliminari, infatti, nel 2020 la spesa media mensile torna ai livelli del 2000 (2.328 euro; -9,1% rispetto al 2019). Rimangono stabili solo le spese alimentari e quelle per l’abitazione mentre diminuiscono drasticamente quelle per tutti gli altri beni e servizi (-19,2%).

Nel 2020, la stima preliminare della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è stata di 2.328 euro mensili in valori correnti, in calo del 9,1% rispetto ai 2.560 euro del 2019, sostanzialmente in linea con la diminuzione generale del PIL. In questa sfilza di record negativi dovuti alla pandemia, si tratta, anche qui, del calo più accentuato dal 1997 (anno di inizio della serie storica) che riporta il dato medio di spesa esattamente al livello del 2000.

Nel corso del 2020, le spese per consumi hanno seguito un andamento condizionato dalle restrizioni imposte dalle misure di contrasto alla pandemia via via introdotte. Il calo complessivo del 9,1% è infatti determinato dalle variazioni tendenziali, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a -4,7% nel primo trimestre, -17,4% nel secondo, -4,5% nel terzo e -9,5% nel quarto trimestre dell’anno.

I consumi familiari sono calati soprattutto nel Nord Italia (-10,0%), seguito dal Centro (-8,9%) e dal Mezzogiorno (-7,3%). Tuttavia, il Centro – Nord continua a essere la zona con maggiore capacità di spesa, nonostante il calo, poiché si spendono circa 2.500 euro mensili, a fronte dei circa 1.900 del Mezzogiorno. Nel 2020 si è però continuato a spendere per la casa, mentre sono scesi gli altri acquisti: alimentari e bevande analcoliche, abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili, manutenzione ordinaria e straordinaria sono rimaste sostanzialmente invariate, pari, rispettivamente, a 468 e 893 euro mensili. Diminuzioni drastiche, visto il lockdown, per servizi ricettivi e di ristorazione (-39,0%), ricreazione, spettacoli e cultura (-26,5%), trasporti (-24,6%, abbigliamento e calzature (-23,2%). La spesa per queste categorie nel 2020 vale complessivamente 967 euro al mese, ed è scesa del 19,4% rispetto ai 1.200 euro del 2019.

In particolare, tra le famiglie in povertà assoluta, per le quali le voci destinate al soddisfacimento dei bisogni primari pesano maggiormente, tali categorie rappresentano nel 2020 il 77,1% della spesa totale, a fronte del 56,8% delle famiglie non povere.

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