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Le Rubriche di ForlìNotizie - Romagna Mondo

ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 23 / Padre Domenico Bernardi e altri religiosi in missione in Brasile e in Africa nel sei, sette e ottocento

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Parlare di evangelizzazione del continente latino-americano (e non solo di quello) significa rimandare anche a un immaginario pieno di ombre, perché viene alla memoria l’epopea della conquista, quando le missioni cristiane, a parere di alcuni, finirono per essere complici di un’attività di oppressione e di dominio delle culture native dell’America meridionale e dei Caraibi (o di altre aree) in nome dell’identità occidentale-europea del cristianesimo. Per diversi studiosi, insomma, la “missione” in America latina non avrebbe riconosciuto subito il volto dell’altro nei popoli indigeni, sicché il cristianesimo si sarebbe là diffuso – anche in maniera coercitiva – negando l’alterità e la dignità delle culture indigene.

Missionari nelle Americhe

Ma non solo non è possibile generalizzare: occorre anche affermare che, trattandosi di un giudizio “sommario”, rischia di non essere obiettivo e di trascurare le numerose eccezioni positive – come quelle, ad esempio, di padre Antonio de Montesinos e di monsignor Bartolomé de Las Casas, che si opposero al metodo della tabula rasa delle civiltà amerindie – e di tralasciare la difformità e l’evoluzione degli approcci. Si tratta comunque di argomenti molto complessi, che qui non possiamo né vogliamo approfondire. Né possiamo ripercorrere la storia delle missioni (sempre in rapporto con le attività di colonizzazione) che videro agire non senza contrasti, avvicendamenti, frizioni e diversità di esiti, Gesuiti, Francescani, Cappuccini e altri ordini di numerose nazionalità, limitandoci a dire che a un certo punto della colonizzazione portoghese del Brasile e di alcune aree dell’Africa Occidentale furono proprio i Cappuccini italiani a rappresentare una cospicua presenza.

Missionari nelle Americhe

Padre Domenico Bernardi fu uno dei più importanti fra questi. Nato a Cesena il 20 settembre del 1685, iniziò il noviziato fra i Cappuccini nel 1702 e affrontò poi il tirocinio di preparazione al sacerdozio. Nel gennaio del 1709 fu destinato al convento di Imola e l’anno successivo, già ordinato sacerdote, fece domanda di essere inviato nelle missioni. Nel 1713, da parte della Congregazione di Propaganda Fide, gli fu assegnata quella in Africa, per prepararsi alla quale nel 1714 si imbarcò per Lisbona, ove imparare il portoghese, lingua indispensabile per chi doveva operare nelle colonie di quella corona. Il 5 febbraio del 1715 prese infine la via del Brasile, tappa del percorso spesso riservato ai Cappuccini prima dell’esperienza africana. Giunse a Salvador de Bahia il 28 di marzo, e in settembre si imbarcò per l’isola di San Tomé, sita davanti alle coste della Guinea. Giuntovi solo nel febbraio del 1716 dopo diverse peripezie, fra cui un attacco alla sua nave da parte degli «eremitici» olandesi, subì l’impatto del clima caldo e umido del luogo e si ammalò di «febbri», molto probabilmente malariche. Venne quindi trasferito nella non lontana isola del Principe, dove rimase fino al giugno del 1722.

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Reimbarcatosi per il Brasile, tappa prima del ritorno in patria per via della già citata triangolazione che seguivano all’epoca i missionari nelle colonie portoghesi, dopo il naufragio dovuto a una tempesta che lo rigettò sulle coste africane accettò di recarsi nei regni del Benin e in quello di Oweri, sul litorale della Guinea. Fu solo dopo questo soggiorno che poté, nell’agosto del 1723, tornare in Brasile, dove raggiunse la missione di Pernambuco e là rimase per un anno col titolo di vice-prefetto e superiore dell’ospizio. Tornato a Bahia verso la fine del 1724, lasciò poi il Brasile nel luglio del 1725 per rientrare in Italia, prima in Sicilia e a Roma, poi nella natia Cesena, dove arrivò nel maggio del 1726.

Non rimase molto in patria, visto che è certa la sua presenza nel territorio brasiliano del Rio das Contas, tra gli indios Grens, già nel 1728. In questa area padre Bernardi aprì una «aldea», cioè applicò, com’era uso nelle usuali strategie missionarie nel Brasile dell’epoca (prima da parte dei Gesuiti, poi dei Cappuccini), una «riduzione», vale a dire la raccolta di numerosi indios – nomadi o meno che fossero – in un unico villaggio per obbligarli a un sistema di vita stabile improntato su agglomerati da avviare a forme di agricoltura, e soprattutto al cristianesimo, convincendoli (a volte costringendoli) ad abbandonare i loro stili di vita e il “paganesimo”.

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Stili di vita e forme di religiosità che, con esiti preziosi dal punto di vista storico ed etnografico, i missionari dovevano descrivere nelle relazioni da consegnare alla Congregazione di Propaganda Fide, dando così vita a un enorme corpus di testi grazie al quale oggi possiamo conoscere aspetti che le stesse missioni, insieme alla colonizzazione, dovevano in breve tempo cancellare o modificare profondamente. Anche padre Bernardi adempì a questo compito, scrivendo la relazione intitolata Viaggio al Brasile, all’isola di S. Tommaso e del Principe, et al Regno del Benin in Africa, fatto dal Capucino P. Domenico Bernardi (1713-1726).

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Il religioso cesenate morì in Brasile, non ancora cinquantacinquenne, il 24 giugno del 1740. Non fu l’unico romagnolo a vivere nelle fila dei Cappuccini (nella seconda metà del Seicento, nel Settecento e nell’Ottocento) la “triangolazione” missionaria tra il Brasile e i territori dell’Africa occidentale colonizzati dai portoghesi (indicati all’epoca genericamente come “Congo”). Le fonti ci permettono di elencare almeno: Stefano Mattei, di Ravenna, prima in Congo poi a Pernambuco (Brasile) dal 1663 al 1665; Venanzio Mazzotti, di Bagnacavallo, in Congo poi a Bahia dal 1742 al 1750 e a Pernambuco dal 1750 al 1754; Francesco Zaccarini, di Brisighella, in Congo poi a Pernambuco dal 1748 al 1755; Mariano Alberti, di Imola, a Pernambuco dal 1779 al 1786, poi a San Tomé; Luigi Gualtieri, di Savignano sul Rubicone, a Bahia dal 1779 al 1796; Cristoforo Mazzanti, di Riolo Terme, a Bahia dal 1780 al 1792, poi in Congo; Giovanni Maria Sintuzzi di Cesena, a Bahia dal 1780 al 1815 circa; Felice Ragazzini, di Brisighella, a Bahia dal 1790 al 1798; Alberto Capomori, di Fontanelice, a Bahia dal 1795 al 1831; Fedele Antonio Guerra, di Ravenna, in Brasile nel 1796; Alessandro Minardi, di Faenza, in Brasile circa dal 1800 al 1813; Luigi Melandri, di Ravenna, a Rio de Janeiro dal 1843 al 1871; Fedele Maria Montuschi, di Fognano, a Pernambuco dal 1862 al 1891; Sante Casanova, di Brisighella, a Pernambuco dal 1867 al 1870; Paolino Fabbri, di Fognano, a Pernambuco dal 1867 al 1870 e dal 1871 al 1881, a Bahia dal 1881 al 1899; Tommaso Giunchedi, di Forlì, a Rio de Janeiro dal 1878 al 1880.

I missionari cappuccini non furono solo in Brasile; per limitarci ai romagnoli, possiamo citare infatti Antonino Rossi, di Faenza, che fu in Cile dal 1852 al 1859; Francesco Antonio Genocchi, di Cesena, nelle isole Seychelles dal 1858 al 1865, poi in Cile dal 1865 al 1889; Urbano Neri, di Casola Valsenio, in Cile dal 1867 al 1894.

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PER APPROFONDIRE

Metodio da Nembro, Storia dell’attività missionaria dei Minori Cappuccini nel Brasile (1538?-1889), Institutum Historicum Ord. Fr. Min. Cap., Roma 1958.

Salvatore Saccone, Il viaggio di Padre Domenico Bernardi in Brasile ed in Africa nel quadro dell’attività missionaria dei Cappuccini agli inizi dell’età moderna. Con il testo della Relazione del «Viaggio», Pàtron, Bologna 1980.

Andrea Maggioli, Registro missionario ragionato. La presenza dei Cappuccini dell’Emilia-Romagna nell’America Latina, in http://www.messaggerocappuccino.it (2011).

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