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Le Rubriche di ForlìNotizie - Romagna Mondo

ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 44 / “In vita, fu più famoso di Mozart”, il compositore faentino Giuseppe Sarti nell’Europa del Settecento

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Nelle pagine messe online dalla “Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, Casa della memoria e dell’emigrazione”, si legge: «Tra i musicisti del Settecento ce n’era un altro, oltre ad Antonio Salieri, che in vita fu più famoso di Mozart e da morto fu presto dimenticato […]. Chi conosce oggi Giuseppe Sarti, nato nel 1727 a Faenza, morto nel 1802 a Berlino che visse, tra queste due date, un’esistenza costellata di successi all’estero, lontano dalla Romagna che gli diede i natali?». L’interrogativo è pertinente, perché in effetti il nome e la figura di Sarti non occupano di certo un posto di primo piano nella conoscenza dei suoi odierni conterranei, a meno che non si tratti di suoi concittadini o di “addetti ai lavori”.

Giuseppe Sarti frequentò a Bologna la prestigiosa scuola di padre Martini, di cui fu allievo anche Mozart. Nella sua Faenza, dove dal 1748 al 1750 fu organista della cattedrale, portò in scena nel 1752 la sua prima opera, replicata poi a Venezia durante le celebrazioni del Carnevale. L’anno seguente, 1753, seguì a Copenhagen una compagnia itinerante che proponeva in Europa il teatro d’opera italiano, che allora godeva di notevole successo. Prosegue il testo della “Casa della memoria” prima citato: «Nominato maestro di cappella presso la corte di Federico V, Sarti trionfò con l’opera Il Ciro riconosciuto composta su libretto di Metastasio. Iniziò allora una notevole produzione di lavori orchestrali, con 34 sinfonie scritte nel solo 1757 e ancora di più l’anno dopo. A Copenhagen Sarti scrisse anche un’opera nazionale danese, immettendo nel tessuto culturale nordico la sapienza compositiva italiana».

Giuseppe Sarti

Ritratto di Giuseppe Sarti

Lasciata la Danimarca nel 1775, dopo vicissitudini che lo avevano portato anche a una condanna per un’accusa di corruzione, il nostro musicista tornò in Italia e si dedicò a Bologna alla formazione dell’allora diciottenne Luigi Cherubini; poi, l’anno seguente, fu nominato maestro di cappella del Duomo di Milano, incarico che conservò per nove anni. Nel frattempo continuò l’attività di compositore, che lo portò a scrivere molta musica e diverse opere. Nel 1784 fu invitato dall’imperatrice di Russia, Caterina II, a dirigere la cappella imperiale a San Pietroburgo. Par raggiungerla, Sarti, accompagnato da moglie e figlie, compì un lungo viaggio passando per Mantova, Venezia e Vienna, e in quest’ultima città incontrò Haydn e Mozart. Se non lesinò lodi al primo, non ne riservò invece al secondo, che pure dimostrava molta stima (a quanto pare non ricambiata) per lui.

Caterina II

Caterina II di Russia e il suo palazzo a San Pietroburgo

Alla corte di Caterina II, Sarti fu ricevuto con tutti gli onori e presto ebbe l’incarico di dirigere la compagnia italiana e di comporre nuove opere, che non mancarono di affascinare il pubblico e gli esponenti di spicco della corte e della cultura russa del tempo, fra i quali Grigorij Pötemkin, il comandante in campo, grande esperto di musica e mecenate di diversi artisti, oggi noto soprattutto per… avere dato il nome alla celebre corazzata icona nella storia della rivoluzione russa. Nel 1785 Giuseppe Sarti a San Pietroburgo compose un’opera che nei suoi intenti voleva essere innovativa e sorprendente, e per questo aggiunse all’orchestra tradizionale i corni russi.

Potemkin

Grigorij Pötemkin

Quando, alla fine del 1786, scadde il suo contratto, il faentino non tornò in Italia, continuando a godere della protezione di Pötemkin fino alla morte di quest’ultimo, nel 1791. A quel punto fu nuovamente accolto alla corte di San Pietroburgo dall’imperatrice, che gli chiese di dirigere l’accademia musicale di Ekaterinoslaw, concedendogli senza indugi la grande somma di danaro che il Sarti le chiese per accettare. In seguito il nostro si dedicò a composizioni di carattere religioso, destinate alla liturgia. Per la “salvezza dell’anima” del re di Francia Luigi XVI, ghigliottinato a Parigi dai rivoluzionari nel gennaio del 1793, la corte russa gli chiese di comporre una “Messa da requiem” che fu eseguita nelle chiesa cattolica di San Pietroburgo.

Anche il successore di Caterina II, Paolo I, fu un grande estimatore del musicista romagnolo, tanto da regalargli in eredità perenne due interi villaggi con case in legno, prati e orti. Alla Morte di Paolo I, il Sarti, ormai anziano e malato, progettò di fare finalmente ritorno in Italia e alla sua Faenza, ma la morte fermò il suo viaggio a Berlino, quando aveva 73 anni, nel 1802.

Paolo I

Paolo I di Russia

Occorre ricordare e sottolineare che Giuseppe Sarti, oltre che compositore e insegnante di musica, operò anche in qualità di scienziato dell’acustica: in questo campo ebbe modo di esporre le proprie ricerche a San Pietroburgo in una conferenza all’Accademia delle Scienze. Dovendo affrontare spesso problemi riguardanti l’accordatura e la taratura degli strumenti, compresi quelli a fiato, perché non esisteva un diapason standard, il faentino capì la necessità di definire con precisione il numero di vibrazioni del tono “la”, per poter fermare così l’aumento continuo del diapason. Ciò lo condusse, con un percorso di ricerca che aveva iniziato già in Italia, all’invenzione di uno strumento con cui contare le vibrazioni dei toni, che fu sottoposto a prove e verifiche, con esito positivo, dallo scienziato Kraft, e alla formula a1 = 436 Hz (oppure 436 vibrazioni al secondo). Questo risultato era vicinissimo al numero di vibrazioni che l’Accademia delle Scienze di Parigi presenterà nel 1858, e che sarà accettato nella conferenza internazionale di Vienna. Il 26 maggio del 1796, dopo la riuscita delle relative prove, Sarti fu nominato membro onorario dell’Accademia delle Scienze russe dal direttore Bakunin.

La Biblioteca Manfrediana di Faenza oggi conserva numerose partiture, anche manoscritte, delle musiche di Sarti, documenti che costituiscono la raccolta più notevole dei fondi musicali dell’Istituto.

Partiture Sarti

Nel 1929, in occasione del secondo centenario della nascita del compositore, si formò nella città romagnola un comitato che portò alla pubblicazione del volume A Giuseppe Sarti nel 2° centenario di sua nascita, edito dalla Società Tipografica Faentina. L’interesse attorno alla figura di Sarti, abbandonata l’ipotesi di riportare a Faenza la sua salma, proseguì anche dopo la conclusione delle celebrazioni del 1929. Michele Campana, che aveva fatto parte del comitato, diede inizio a ricerche per rintracciare la cassa dei manoscritti musicali che il compositore doveva aver spedito in Italia nel suo ultimo viaggio, ricerca a cui partecipò anche il maestro Ino Savini.

Giuseppe Sarti

Busto di Giuseppe Sarti, Faenza

Infine la cassa venne rinvenuta a Barga, a casa dell’avvocato Ludovico Verzani, marito di una delle figlie del pittore Cesare Mussini, nipote di Sarti. Campana e Savini segnalarono l’importanza dei materiali a Piero Zama e al podestà di Faenza, Pietro Montuschi. Le trattative per l’acquisizione andarono a buon fine nel 1932.

Documenti Sarti

PER APPROFONDIRE

G. Pasolini-Zanelli, Giuseppe Sarti musicista del secolo XVIII, Tip. Pietro Conti, Faenza 1883.

C. Rivalta, Giuseppe Sarti musicista faentino del sec. XVIII (1729-1802), F.lli Lega, Faenza 1928.

P. Zama, Opere musicali di Giuseppe Sarti possedute dalla Biblioteca Comunale di Faenza, F.lli Lega, Faenza 1933.

Giuseppe Sarti musicista faentino. Atti del Convegno Internazionale, Faenza, 25-27 novembre 1983, a cura di M. Baroni e M.G. Tavoni, Mucchi, Modena 1986.

P. Boulogne, Giuseppe Sarti nella Russia settecentesca. Un compositore faentino alla ricerca di fama e fortuna, «Bulletin de l’Institut Historique Belge de Rome», 2010, pp. 119-145.

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