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IOR. “A testa alta”: in arrivo il casco salva-capelli anche al Pierantoni-Morgagni di Forlì

“Non c’è tre senza quattro”: l’Istituto Oncologico Romagnolo ha deciso di riadattare il famoso proverbio rendendolo più calzante a quanto realizzato grazie al suo crowdfunding “A Testa Alta”, la campagna di raccolta fondi lanciata a ottobre e rivolta all’acquisto dei caschi refrigeranti salva-capelli “Paxman Scalp Cooler” per l’IRST di Meldola e le Oncologie di Cesena e Rimini.

Un’iniziativa che si è rivelata da subito sorprendente per eco mediatica ma soprattutto per coinvolgimento di privati, istituzioni e aziende: segno che la Romagna che lotta contro il cancro è ben consapevole di quanto il problema della calvizie a seguito dei trattamenti chemioterapici non rappresenti semplicemente una mera questione estetica ma abbia un grosso impatto sulla qualità di vita di chi la subisce.

La partecipazione è stata tale che su www.insiemeachicura.it, piattaforma che lo IOR ha creato a sostegno delle campagne di crowdfunding, “A Testa Alta” ha superato l’obiettivo che si era posta, pari a 63.000 euro, con largo anticipo e proprio alla vigilia di Natale: e ciononostante l’annuncio del successo non ha fermato la generosità nemmeno durante le festività. Le iniziative già in programma a sostegno della raccolta fondi sono state tutte portate avanti, e non sono pochi nemmeno quei donatori singoli che hanno voluto comunque fare un gesto personale per continuare a fare la differenza per le donne sottoposte a chemioterapia.

“Il risultato finale della raccolta è stato di 73.557 euro – afferma il Direttore Generale IOR, Fabrizio Miserocchi – quindi più di 10.000 euro in più di quanto avevamo posto come obiettivo per l’acquisto dei tre caschi refrigeranti. Un contributo davvero notevole, sulla cui destinazione ci siamo interrogati a lungo. Come IOR avevamo previsto un budget importante per contribuire concretamente a questo “regalo” per l’IRST e le Oncologie di Rimini e Cesena: non volevamo essere solo un raccoglitore, volevamo essere capofila del progetto. A fronte di questo “surplus” avremmo potuto risparmiare una fetta di quel budget per destinarla ad altri progetti altrettanto importanti: ma non ci sembrava giusto visto che i contributi arrivati erano stati elargiti per quell’obiettivo specifico”.

“Così, parlando anche con il dott. Ugo De Giorgi, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Clinica e Sperimentale, Terapie Innovative ed alte dosi dell’IRST di Meldola, abbiamo pensato sarebbe stato utile dare questa possibilità “sotto casa” anche alle pazienti che afferiscono al Pierantoni-Morgagni di Forlì: così, grazie anche all’aiuto di alcune aziende amiche che hanno sposato il nostro progetto e contribuito a realizzarlo, ora possiamo rivelare a tutti che “A Testa Alta” ha avuto un successo tale che non saranno tre i caschi che doneremo ai reparti della Romagna, bensì quattro – prosegue Miserocchi – . Abbiamo già provveduto ad ordinare i Paxman Scalp Cooler all’azienda che li produce, affinché già a partire dal mese di gennaio possano essere in consegna: in questo modo, dopo un breve periodo necessario all’installazione e alla formazione del personale, le donne che ne avranno la necessità potranno richiedere di approfittare di questa nuova opportunità, che magari non sposta molto in termini di probabilità di guarigione ma che fa una enorme differenza per la qualità di vita di colei che si trova ad affrontare un percorso di cura”.

Grazie al Paxman Scalp Cooler circa due pazienti su tre sono in grado di evitare, parzialmente o del tutto, l’effetto collaterale più riconoscibile e temuto delle terapie: la perdita dei capelli. Si tratta di un’unità refrigerante al cui interno scorre un liquido freddo che raggiunge una temperatura intorno ai -4°. Il sistema sfrutta il principio per cui l’ipotermia costringe i vasi sanguigni che raggiungono il bulbo pilifero del capello: in questo modo anche la quantità di chemioterapico si riduce. Il casco va applicato da mezz’ora prima del trattamento chemioterapico fino alle due o tre ore successive: in quel lasso di tempo la paziente può comunque dormire, leggere, mangiare o andare in bagno senza problemi.