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Ringrazio insegnati e compagni di classe di mio figlio, all’Artusi di Riolo. Lo hanno accolto, capito, accompagnato

Buongiorno a tutti.

Venerdì sono rimasta molto, (e piacevolmente), sorpresa, quando la prof.ssa T. M. mi ha inviato il video della festa che avete fatto ad E.

E’ stato un gesto bellissimo, addirittura con l’inno Nazionale e col Preside che ha consegnato un riconoscimento fatto su misura…non ho parole.

Non per il risultato di E., ma per quanta umanità e gentilezza abbiamo trovato nel nostro lungo percorso scolastico.

Questo successo sportivo ha combaciato con la fine della scuola. Questa piccola festa che gli avete organizzato è stata davvero un coronamento bellissimo, un modo per salutare professori, amici e compagni, un momento del quale E. si ricorderà per sempre.

Non so dirvi quanto noi genitori siamo commossi e colpiti, nonché felici, di vedere nostro figlio benvoluto, accettato e inserito tra i compagni e a scuola in generale.

Di questa esperienza io parlerò molto, perché è davvero estremamente importante che questi ragazzi, e tutte le persone con disabilità, si sentano sempre più parte di questo mondo, e sempre meno emarginati.

Noi siamo stati molto fortunati ad incontrare sempre persone sensibili a questo argomento, e nonostante “lacune” e problemi nel nostro sistema scolastico, le persone come voi hanno fatto la differenza.

Pertanto io ringrazio di cuore il Preside, tutto il consiglio di classe, nel quale comprendo tutti gli insegnanti di sostegno e gli educatori, allargandomi a tutti quanti, dal primo all’ultimo anno delle superiori.

Per la pazienza e competenza nonché dolcezza, grazie a T. M. e V. D., che non solo hanno seguito E., ma più che altro me, che non ero proprio sempre “sul pezzo”…

Grazie ai professori TUTTI, non li elencherò per nome, ma sappiate che ad E. avete dato tantissimo, specie chi con lui è potuto restare per tutti o quasi, i cinque anni. La continuità è stata molto d’aiuto.

INFINE, grazie agli amici e i compagni di classe, che non leggono questa lettera, ma ai quali voglio far sapere che la cosa forse più importante per E. nella sua crescita personale, nel suo sentirsi accettato e nel “darsi un’identità”, sono stati proprio loro.

Ci saranno ragazzi e ragazze come E., e i loro genitori, in futuro, che si sentiranno dire: “Tuo figlio ha la sindrome di Down? Non preoccuparti…io ero in classe con un ragazzo così…sono dolcissimi e simpatici, gli volevano tutti bene”.

Per un genitore, credetemi, vuol dire il mondo. Grazie a tutti
La mamma di E.,
T.G.