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Innovazione, digitale e sostenibilità: così le imprese di Forlì-Cesena e Rimini affrontano le sfide globali

Le imprese di Forlì-Cesena e Rimini stanno accelerando sul fronte dell’innovazione, diversificando le proprie strategie e rafforzando gli investimenti in tecnologie digitali, sostenibilità e formazione. È quanto emerge dall’Osservatorio Innovazione 2024, l’indagine coordinata da CISE – Centro per l’Innovazione e lo Sviluppo Economico della Camera di commercio della Romagna e realizzata con il supporto della Regione Emilia-Romagna e di ART-ER.

L’Osservatorio, attivo dal 2018, rappresenta uno strumento strategico per istituzioni e attori economici: offre una fotografia dettagliata dei processi innovativi delle imprese, analizza la loro intensità e mappa le collaborazioni in ambiti chiave come Industria 4.0, economia circolare, impatto sociale e fabbisogni di competenze.

Per il vicepresidente regionale Vincenzo Colla, i dati confermano una trasformazione già in atto: “Le imprese della Romagna stanno investendo in digitale, sostenibilità e formazione. Innovare significa migliorare la qualità del lavoro, rafforzare la sicurezza delle filiere e aumentare la competitività internazionale. Ma resta un divario tra aziende molto dinamiche e altre più lente: colmare questa distanza è una priorità strategica”.

Sulla stessa linea il presidente della Camera di Commercio della Romagna, Carlo Battistini: “Il nostro territorio continua a credere nell’innovazione, nonostante le difficoltà globali. La diversificazione della supply chain è un segnale di vitalità, ma il numero ancora elevato di imprese ‘tardive’ indica la necessità di politiche di supporto più mirate”.

Forlì-Cesena: innovazione per efficienza e produzione

La provincia di Forlì-Cesena presenta un sistema imprenditoriale solido, prevalentemente orientato ai settori manifatturieri e industriali, con strategie di innovazione mirate al consolidamento e all’ottimizzazione dei processi.

Per quanto guarda le dinamiche di innovazione, il 24% delle imprese si auto-dichiara leader e il 20% proattiva nel contributo al cambiamento tecnologico del settore.

Quasi 4 imprese su 10 (circa il 38%) sono classificate come tardive, mentre il 20% è adattivo, indicando che l’aggiornamento avviene spesso come reazione alle pressioni esterne.

Le aree in cui l’innovazione si concentra principalmente sono il miglioramento di prodotti o servizi (16%) e l’introduzione di nuovi prodotti o servizi (15%).

Si registrano buoni investimenti in nuovi macchinari (15%) e innovazioni di processo (13%), a conferma di una forte impronta industriale. Mentre ricerca applicata e riorganizzazione/trasformazione del modello di business sono ancora marginali (circa il 2-7%).

Il 23% delle imprese ha riscontrato difficoltà di approvvigionamento, con l’impatto concentrato prevalentemente nel settore Business to Business (B2B) (63%).

Le imprese di Forlì-Cesena stanno adottando un approccio multi-strategico per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, combinando diversificazione, scorte strategiche e accordi di lungo termine. Le strategie di mitigazione si concentrano sull’aumento del numero di fornitori (21%) e sulla collaborazione con produttori locali.

Le imprese del settore dei servizi risultano le più propense alla digitalizzazione. In particolare, l’adozione di soluzioni di smart supply chain è presente nel 36% delle imprese e le tecnologie abilitanti nel 22%, dati coerenti con quelli regionali.

L’adozione di Smart Manufacturing (21%) è un dato di rilievo, in linea con la vocazione manifatturiera della provincia.

La Cybersecurity (17%) è un tema prioritario, allineato alla media regionale.

Anche nella relazione tra innovazione e pratiche ESG (Environmental, Social, Governance) il settore dei servizi è il più avanzato.

In generale, le imprese più innovative sono anche quelle che adottano maggiormente strategie ESG, mentre le imprese meno innovative hanno un’adozione più limitata di queste pratiche.

L’elemento più sviluppato è la formazione e lo sviluppo del personale (18%), segnalando una chiara attenzione alla crescita professionale dei lavoratori.

Anche la sicurezza e il benessere dei lavoratori sono una priorità (17%), dimostrando che le aziende pongono attenzione alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Inclusione, pari opportunità e trasparenza sono adottati con tassi intorno al 10%, indicando una discreta sensibilità a questi temi.

Gli aspetti meno sviluppati, invece, riguardano il monitoraggio e reporting ESG (2%), segnalando che ancora poche aziende misurano e rendicontano le proprie pratiche di sostenibilità.

Per quanto riguarda le competenze legate all’innovazione, i dati evidenziano una chiara relazione tra livello d’innovazione e difficoltà nel reperire specifici profili professionali.

Le aziende più innovative hanno una percentuale più alta di dirigenti (4%), professionisti e tecnici (14%) rispetto alle aziende meno innovative che hanno una concentrazione più alta di lavoratori non qualificati (21%), artigiani e operai specializzati (19%).

Nelle aziende più innovative si registra un aumento degli operai specializzati (21%), segno che anche la manifattura innovativa gioca un ruolo importante.

Rimini: spinta digitale e vocazione ai servizi

Le imprese della provincia di Rimini si distinguono per la proattività, in linea con la vocazione ai servizi e al turismo del territorio, e per l’adozione avanzata di tecnologie digitali per la gestione della logistica e della supply chain.

Per quanto guarda le dinamiche di Innovazione, il 24% delle imprese si auto-dichiara leader e il 23% proattiva nel contributo al cambiamento tecnologico del settore.

Quasi 4 imprese su 10 (circa il 38%) sono classificate come tardive, mentre il 17% è adattivo, indicando un tessuto produttivo abbastanza dinamico.

Le aree in cui l’innovazione si concentra principalmente sono l’introduzione di nuovi prodotti o servizi (16%) e il miglioramento di prodotti o servizi (17%).

Il territorio mostra una particolare attenzione alle nuove tecniche digitali di marketing e vendita (9%), coerentemente con la forte presenza di imprese turistiche e commerciali. Si registra anche un’attenzione ai sistemi di tracciabilità del prodotto (6%) aspetto che potrebbe essere legato alla sicurezza alimentare e alla gestione della supply chain nel settore turistico e della ristorazione.

Si registrano investimenti in nuovi macchinari (13%) mentre ricerca applicata e riorganizzazione/trasformazione del modello di business sono ancora marginali (circa il 2-7%).

Il 29% delle imprese ha riscontrato difficoltà di approvvigionamento; l’impatto è stato equamente distribuito tra i segmenti B2B e B2C (50% ciascuno). La strategia dominante è l’aumento del numero di fornitori (25%)

Le imprese riminesi puntano principalmente sulla diversificazione dei fornitori per ridurre i rischi di interruzioni nella supply chain. Questo approccio permette maggiore flessibilità e capacità di adattarsi alle fluttuazioni del mercato.

Le imprese del settore dei servizi risultano le più propense alla digitalizzazione. In particolare, l’adozione di soluzioni di smart supply chain è presente nel 39% delle imprese dato superiore a quello regionale (36%). Anche per quanto riguarda l’adozione di tecnologie abilitanti (25%), le imprese di Rimini sono sopra la media regionale (22%).

La Cybersecurity ha un buon livello di adozione (intorno al 10%).

Anche nella relazione tra innovazione e pratiche ESG (Environmental, Social, Governance) il settore dei servizi è il più avanzato.

In generale, le imprese più innovative sono anche quelle che adottano maggiormente strategie ESG, mentre le imprese meno innovative hanno un’adozione più limitata di queste pratiche.

L’elemento più sviluppato è la formazione e lo sviluppo del personale (19%), segnalando una chiara attenzione alla crescita professionale dei lavoratori.

Anche la sicurezza e il benessere dei lavoratori sono una priorità (17%), dimostrando che le aziende pongono attenzione alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Inclusione, pari opportunità e trasparenza sono adottati con tassi intorno al 10%, indicando una discreta sensibilità a questi temi.

Gli aspetti meno sviluppati, invece, riguardano il monitoraggio e reporting ESG (3%), segnalando che ancora poche aziende misurano e rendicontano le proprie pratiche di sostenibilità.

Per quanto riguarda le competenze legate all’innovazione, i dati evidenziano una chiara relazione tra livello d’innovazione e difficoltà nel reperire specifici profili professionali.

Le aziende più innovative hanno una percentuale più alta di dirigenti (4%), professionisti e tecnici (14%) rispetto alle aziende meno innovative dove addetti ai servizi e commercio (21%) e lavoratori non qualificati (17%) sono predominanti.

Nelle aziende più innovative si registra un aumento dei tecnici (17%), segno che l’innovazione è fortemente legata a competenze specializzate. Segnale positivo per l’innovazione anche il calo dei lavoratori non qualificati (9%)

È possibile consultare e scaricare i report dell’Osservatorio innovazione al link: https://www.ciseonweb.it/osservatorio/2024/index.htm