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Edoardo Russo: “Ex Eridania una risorsa strategica per Forlì: una Questura nel cuore dell’area rischia di comprometterne la vocazione”
L’Ex Eridania non è semplicemente un luogo da riqualificare: è l’ultimo grande spazio strategico a ridosso del centro storico, una risorsa irripetibile per il futuro di Forlì. Nessuno di noi vuole vederla abbandonata al degrado un giorno di più. Allo stesso modo, nessuno — e men che meno il sottoscritto — nega che la Polizia di Stato, presidio fondamentale di legalità, meriti una sede moderna, efficiente e dignitosa, ben lontana dalle criticità attuali.
Tuttavia, la politica ha il dovere della lungimiranza. La scelta di collocare la nuova Questura nel corpo centrale dell’ex zuccherificio rischia di generare una contraddizione urbanistica che potrebbe compromettere, forse irreversibilmente, la vocazione di quell’area. Non ne faccio una questione ideologica, ma tecnica, funzionale e di visione di città.
L’Amministrazione parla di una convivenza possibile tra la Questura e il nuovo Parco. Ma le parole hanno un peso e la realtà operativa ha delle esigenze. Una Questura è, per definizione, un “obiettivo sensibile”: necessita di perimetri di sicurezza, rigido controllo degli accessi, zone di rispetto e telecamere. Un Parco pubblico, al contrario, vive di permeabilità, di assenza di barriere, di libertà e di incontro spontaneo.
Inserire una funzione ad alta sicurezza nel cuore di un polmone verde significa ridurne la fruibilità. Rischiamo di non avere il grande parco aperto e inclusivo che (se questa fosse la visione) Forlì merita, ma un’elegante “area cuscinetto” attorno a un edificio blindato. Nel Piano Urbanistico Generale (PUG) si leggono parole come “ricucitura” e “connessione”. Ma un presidio di sicurezza, per dovere istituzionale, crea confini, non connessioni.
Qual è, dunque, la visione d’insieme? Altre città europee hanno trasformato le loro ex cattedrali industriali in campus universitari, piazze coperte, musei dell’innovazione o centri di aggregazione giovanile. Luoghi dove la comunità si genera, non dove si controlla.
Sono certo che nessun attore in campo voglia davvero rinunciare alla vocazione culturale e aggregativa dell’Eridania. Per questo, prima di posare la prima pietra, serve il coraggio dell’ascolto. I cittadini chiedono di essere coinvolti. Perché non valutare concorsi di progettazione che aprano a soluzioni innovative? Perché non attivare tavoli di confronto e ascolto, nello spirito della partecipazione civica, per dare a ciascuno la possibilità di sentirsi parte di questo processo? Forlì ha bisogno di scelte condivise per costruire il proprio domani.
Edoardo Russo