mobilitazione
|Presidio per il popolo iraniano il 24 gennaio in piazza Ordelaffi a Forlì. L’appello degli organizzatori
Un presidio di sostegno al popolo iraniano è in programma sabato 24 gennaio alle 15 in piazza Ordelaffi, a Forlì. L’iniziativa è promossa da Unione Attivisti Iraniani in Italia, ANPI Forlì-Cesena, Associazione VoceDonna, CGIL Forlì-Cesena, Forlì Città Aperta, Fondazione Lewin e UDU Forlì.
Al centro della mobilitazione la richiesta di azioni concrete da parte dell’Italia, dell’Unione Europea e della comunità internazionale contro la repressione in Iran. Gli organizzatori hanno diffuso un appello che viene riportato integralmente.
L’APPELLO
Iran: non bastano le parole, servono azioni concrete contro la repressione del regime
Ogni giorno ci svegliamo con il cuore spezzato, seguendo notiziari che riportano numeri sempre più alti di manifestanti massacrati, repressione, arresti, torture ed esecuzioni: un bilancio che cresce senza sosta e che testimonia una repressione sistematica da parte del regime islamico nei confronti del suo popolo. Di fronte a questa situazione, le dichiarazioni di condanna espresse dai politici italiani, in particolare dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal ministro Antonio Tajani, dal ministro Matteo Salvini, e di molti leader europei, risultano drammaticamente insufficienti.
Non bastano le parole mentre famiglie intere soffrono, mentre le persone vengono uccise per aver chiesto libertà e diritti fondamentali. Sono le azioni che contano, non i pensieri. Abbiamo bisogno di gesti concreti, di decisioni politiche reali, di scelte coraggiose che dimostrino che l’Europa e l’Italia non intendono restare spettatrici di fronte a questa violenza. Abbiamo bisogno di speranza. Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quante vite devono essere spezzate prima che qualcuno agisca davvero?
In questo contesto, appare particolarmente grave il fatto che, sebbene il Parlamento Europeo abbia approvato l’inserimento dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche, il Consiglio dei Ministri non abbia mai convalidato tale decisione. Così facendo, si è permesso a questa organizzazione di continuare a finanziare la repressione del popolo iraniano.
La storia giudicherà l’inazione e l’ipocrisia dell’Italia, dell’Europa e della comunità internazionale. Ci chiediamo se, ai tempi del nazismo, ci si sarebbe limitati a una semplice condanna verbale delle atrocità commesse dal regime. Non basta esprimere preoccupazione per avere la coscienza a posto, perché l’immobilismo contribuisce al protrarsi dell’orrore.
Se davvero le parole hanno un valore, allora devono tradursi in fatti. Ecco cosa chiediamo. Azioni concrete. Subito.
Allo Stato italiano chiediamo:
il riconoscimento ufficiale dei Pasdaran (IRGC) come organizzazione terroristica e l’applicazione immediata di sanzioni nazionali;
il congelamento dei beni e dei conti dei funzionari del regime iraniano presenti o collegati al sistema finanziario italiano;
la sospensione di ogni cooperazione economica, commerciale e diplomatica con enti e aziende legate al regime;la protezione e l’asilo politico per cittadini iraniani perseguitati, attivisti, giornalisti e donne in fuga dalla repressione;
una presa di posizione pubblica, chiara e inequivocabile, a fianco del popolo iraniano e non del regime.
All’Unione Europea chiediamo:
l’immediata designazione dei Pasdaran come organizzazione terroristica, senza ulteriori rinvii;
sanzioni reali e mirate: divieti di viaggio, sequestro di beni, interdizione finanziaria per i responsabili della repressione;
la sospensione dei rapporti diplomatici con il regime finché continueranno esecuzioni, torture e violenze sistematiche;il riconoscimento del diritto del popolo iraniano all’autodeterminazione e alla libertà.
Alla comunità internazionale chiediamo:
un’indagine internazionale indipendente sui crimini contro l’umanità commessi dal regime iraniano;
il deferimento dei responsabili alla Corte Penale Internazionale;
il sostegno concreto alla libertà di informazione e all’accesso a internet per il popolo iraniano.
Perché le parole non salvano vite. Perché l’inazione è complicità. Perché il silenzio, oggi, è una scelta.
Per questo motivo scendiamo in piazza. Per dare voce a chi non può più parlare. Per dimostrare che il popolo iraniano non è solo. Per chiedere giustizia, libertà e azioni concrete.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio di sostegno al popolo iraniano.
La vostra presenza conta. La vostra voce conta. Il silenzio, oggi, è complicità.
Unitevi a noi.
Ci vediamo in piazza Ordelaffi, il 24 gennaio alle ore 15.


