urbanistica
|Edoardo Russo: “Eridania e Questura, se il presidio diventa comunità”
Forlì non può e non vuole essere solo un insieme di punti isolati su una mappa. La sfida che ci attende oggi non riguarda solo il “cosa” costruire, ma il “perché” farlo. Troppo spesso il dibattito pubblico si arena sulla logica dei “contenitori”, dimenticando che una città è, prima di tutto, un organismo vivente fatto di relazioni e identità condivise.
Il caso dell’ex Eridania è emblematico: il rischio è quello di ragionare per funzioni singole, perdendo di vista il progetto di senso. Inserire la nuova Questura in un’area così simbolica non può essere una semplice operazione logistica. La sicurezza, infatti, non è garantita solo dalle divise, ma dalla vitalità e dalla cura dello spazio pubblico. L’Eridania deve diventare un ponte. Se la Questura sarà il perno di una rigenerazione che include verde pubblico, spazi per l’innovazione sociale e percorsi che ricuciono il centro ai quartieri, allora anche una funzione statale troverà una sua “cittadinanza consapevole”.
Dobbiamo passare dall’idea di città come “erogatore di servizi” a quella di città come “piattaforma di collaborazione”. La vera infrastruttura di cui Forlì ha bisogno è quella sociale. Ogni intervento urbanistico dovrebbe essere preceduto da ascolto e co-progettazione: la partecipazione non è un ostacolo alla rapidità, ma il carburante della durata. Un’opera calata dall’alto rischia di restare un corpo estraneo; un’opera partecipata diventa, da subito, un bene comune.
Il senso dell’operazione Eridania non risiede dunque nella metratura degli uffici, ma nella capacità di inserire quel tassello in un mosaico più ampio. Se esiste una visione coerente, quel presidio di sicurezza si trasforma in un “presidio sociale”, capace di generare decoro e incontro.
La sfida è trasformare un’esigenza burocratica in un’opportunità di ricucitura urbana. Solo attraverso una chiara Road Map, che definisca tappe e impatti sociali, potremo smettere di “gestire spazi” e iniziare a “generare luoghi”. È questa la differenza tra una città che subisce il cambiamento e una che lo governa: la capacità di dare un’anima ai propri mattoni, rendendo ogni forlivese parte attiva di un progetto che guarda lontano.
Edoardo Russo – Officina delle Idee


