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|Madonna del Fuoco: dalla leggenda alle tradizioni popolari, tutto quello che c’è da sapere sulla festa della patrona di Forlì
La devozione alla Madonna del Fuoco ha radici antiche, che risalgono al 1428. Nella notte tra il 4 e il 5 febbraio di quell’anno scoppiò un incendio che distrusse la scuola che si trovava sull’attuale via Leone Cobelli, dove nel 1824 fu eretta la Chiesina del Miracolo. Il maestro Lombardino proveniente da Riopetroso – una zona del nostro appennino che si trova fra Santa Sofia e Bagno di Romagna e ricade sotto quest’ultimo Comune – fu l’insegnate che avviò quest’attività didattica. Le notizie su questo personaggio sono sempre state poche, però i cronisti dell’epoca sostennero che avesse insegnato ai suoi alunni non solo a leggere e a scrivere ma anche a pregare davanti all’immagine della Madonna. Si trattava di una xilografia, cioè un disegno stampato, che raffigurava la Vergine con Bambino circondata da tanti Santi.
Chi giunse sul posto per spegnere l’incendio e si prodigò per farlo, si accorse che l’immagine della Madonna rimase intatta: non si era bruciata e non era neppure annerita dal fumo. Qualche giorno dopo, fu organizzata una solenne processione per portare la xilografia nella vicina Cattedrale, dove fu sistemata prima accanto all’altare maggiore, poi nella cappella che le venne dedicata e dove si trova ancora oggi. In seguito alla proclamazione della Madonna del Fuoco come patrona della città, i forlivesi si sono rivolti e affidati a lei come protettrice tutte le volte che hanno dovuto affrontare difficoltà e pericoli, come durante le pestilenze, le alluvioni, le siccità, i terremoti e le guerre.
TRADIZIONI POPOLARI
Nel corso dei secoli sono nate anche delle tradizioni particolari in previsione del 4 febbraio, giorno della festa. Un tempo, la sera antecedente, i contadini del comprensorio forlivese e oltre bruciavano cataste di fascine di ramaglie, in segno di allegria e di devozione alla Madonna del Fuoco. È da questa antica pratica, pian piano abbandonata, che è nata la tradizione dei lumini rossi accesi sui davanzali delle finestre delle case, ad iniziare dal centro storico di Forlì dove non era possibile accendere i fuochi, se non nei tanti orti che esistevano entro le mura. In questo modo i contadini si rivolgevano alla Madonna per invocare un buon raccolto accendendo i fuochi in suo onore e cantando, ovviamente in dialetto romagnolo: Allegria, allegria, / Madonnina benedetta! / Madonnina di Forlì / fate allegria anche a me.

Sempre alla sera della vigilia, era tradizione riempire delle cannucce di strame tonde e solide con polvere focaia, poi le pagliuzze piene venivano collocate in un angolo della tavola della cucina e si accendevano con un fiammifero. Non appena bruciato il cappuccio di paglia il fuoco toccava la polvere e a quel punto la pagliuzza faceva un piccolo salto. Nella stragrande maggioranza dei casi la pagliuzza cadeva sul pavimento e girava per la cucina con la fiammella accesa (può essere paragonabile a una girandola innocua utilizzata oggi in occasione del Capodanno). Della consuetudine di preparare queste pagliuzze da molto tempo si è persa memoria, così come quella di mettere in vendita un vino prodotto solo in zona: l’aleatico. Per questo veniva coltivato un vitigno che dà uva con acini rotondi di color nero-bluastro e aroma caratteristico, da cui si ricava l’omonimo vino, dolce e liquoroso, di color rosso rubino. I venditori passavano per le strade annunciando che erano in possesso di “alèatic” da vendere.
LA FAMOSA PIADINA
Una tradizione invece che si conserva è quella della piadina della Madonna del Fuoco. A Forlì e in Romagna tutto ciò che è schiacciato e commestibile porta il nome di piadina: dalla “piada” originale (la piè) a quella salata che altrove si chiamerebbe focaccia o schiacciata. La piadina della Madonna del Fuoco è un qualcosa di autoctono, una sorta di ottimo “maritozzo” che però non somiglia per nulla alla piadina romagnola e per di più è dolce. Nella versione attuale, che ha seguito l’evoluzione dei gusti, solitamente è farcita con crema, marzapane, uvetta e addirittura cioccolata. Non dovrebbe mancare l’ingrediente aromatico fondamentale: l’anice, che col passare del tempo è però sempre meno utilizzato. Quella della piadina della Madonna del Fuoco è una tradizione che si conserva, tanto che la si può acquistare nei forni, nei supermercati e sulle tante bancarelle che si collocano nelle strade principali attorno alla Cattedrale forlivese nel giorno della festa.



