Indennità di Pronto Soccorso, è scontro in Emilia-Romagna: sindacati divisi tra ritardi e fondi insufficienti
Un confronto sempre più acceso, sindacati divisi e un nodo economico ancora da sciogliere sulla questione dell’indennità di Pronto Soccorso per il personale sanitario in Emilia-Romagna.
Negli ultimi giorni si sono susseguiti comunicati e prese di posizione che raccontano una situazione complessa: da una parte Cisl FP, Fials, Nursind e Nursing Up che accusano la Regione di ritardare l’erogazione delle risorse, dall’altra FP CGIL e UIL FPL che denunciano invece un problema strutturale nel contratto nazionale che avrebbe previsto l’indennità senza garantirne davvero la copertura finanziaria.
Il punto di partenza è il Contratto collettivo nazionale della sanità 2022-2024, che ha introdotto una specifica indennità economica destinata al personale che lavora nei Pronto Soccorso e nella rete dell’emergenza-urgenza. Si tratta di un riconoscimento economico pensato per valorizzare il lavoro nei reparti più esposti a carichi di lavoro intensi, turni complessi e situazioni di forte pressione assistenziale. Le risorse destinate a questa indennità vengono finanziate dallo Stato attraverso il Fondo sanitario nazionale e poi ripartite tra le Regioni.
Proprio qui nasce uno dei principali problemi. Secondo la Regione Emilia-Romagna esiste infatti un’incertezza sui criteri di riparto delle risorse. I fondi statali vengono distribuiti alle Regioni secondo il criterio della cosiddetta “quota di accesso”, legato ai livelli di attività sanitaria.
Il contratto nazionale, invece, lega l’indennità alla massa salariale, cioè alla quantità di personale presente nel sistema sanitario.
Per una regione come l’Emilia-Romagna, che ha una forte presenza di personale nel servizio sanitario pubblico, questo secondo criterio sarebbe più favorevole. Da qui la necessità di chiarire il meccanismo di finanziamento prima di procedere con la distribuzione delle risorse.
Secondo le stime tecniche dell’assessorato regionale alla Sanità, l’impegno economico necessario per l’indennità sarebbe di circa 5,8 milioni di euro all’anno a regime dal 2026, ai quali si aggiungerebbero gli arretrati relativi al periodo 2023-2025.
La posizione della Regione
Il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore alle Politiche per la salute Massimo Fabi hanno ribadito l’intenzione di garantire il riconoscimento economico al personale dell’emergenza-urgenza.
L’obiettivo dichiarato è definire le risorse “secondo i criteri più favorevoli per i lavoratori” e consentire alle aziende sanitarie di procedere rapidamente con l’erogazione dell’indennità.
Per l’amministrazione regionale si tratta di un investimento necessario per valorizzare il capitale umano del servizio sanitario pubblico, in particolare nei contesti organizzativi più complessi come i Pronto Soccorso.
Sulla questione, i Sindacati sono divisi
Il confronto però si è complicato per le divergenze tra le organizzazioni sindacali.
Da una parte Cisl FP, Fials, Nursind e Nursing Up accusano la Regione di ritardare il riconoscimento dell’indennità. In un comunicato parlano di “atteggiamento inaccettabile” e denunciano il rinvio del tavolo di confronto sulla distribuzione delle risorse.
Secondo queste sigle, l’indennità è già prevista dal contratto nazionale e le risorse dovrebbero essere erogate. Per questo chiedono che il prossimo incontro con la Regione, previsto per il 18 marzo, porti risposte concrete. In caso contrario hanno già annunciato una mobilitazione generale del personale sanitario per il 31 marzo.
Di segno completamente diverso la posizione di FP CGIL e UIL FPL, che puntano il dito contro lo stesso contratto nazionale. Secondo queste organizzazioni sindacali, tra quanto stabilito dal contratto e le risorse realmente disponibili mancherebbero oltre 4 milioni di euro destinati alle indennità. Per questo definiscono l’impianto contrattuale “inapplicabile” nelle condizioni attuali.
CGIL e UIL valutano invece positivamente la disponibilità della Regione a intervenire con risorse proprie, proprio per compensare quella che definiscono una carenza di finanziamento statale.
Per FP CGIL e UIL FPL la questione delle indennità è solo una parte di un problema più generale: quello di un contratto nazionale che, a loro giudizio, non riconoscerebbe adeguatamente il valore del lavoro nel sistema sanitario.
Un segnale della difficoltà del settore, sostengono i due sindacati, sarebbe anche il calo di attrattività delle professioni sanitarie, con una diminuzione delle iscrizioni ai corsi di laurea, a partire da quelli in scienze infermieristiche.
Le prossime tappe
Il confronto resta quindi aperto e si giocherà nei prossimi giorni. Il 18 marzo è previsto un nuovo incontro tra Regione e organizzazioni sindacali per discutere il piano di riparto delle risorse. Da quell’appuntamento potrebbe arrivare un chiarimento sul finanziamento dell’indennità e sui tempi di pagamento.
Se non dovessero arrivare risposte ritenute soddisfacenti, alcune sigle hanno già annunciato una mobilitazione del personale sanitario regionale il 31 marzo.



