Ogni tornata elettorale, a Forlì come in gran parte d’Italia, mette in scena un paradosso che, come comunità, non possiamo più permetterci di ignorare: per celebrare la democrazia e l’esercizio del voto, sospendiamo il diritto primario all’istruzione.
La chiusura dei plessi scolastici per l’allestimento dei seggi non è soltanto un retaggio burocratico o una consuetudine tecnica; è un peso reale che grava direttamente sulle spalle delle famiglie forlivesi. Si traduce in faticosi equilibrismi tra lavoro e cura dei figli, in interruzioni del ritmo didattico per i nostri ragazzi e in un messaggio contraddittorio: che la scuola sia un luogo “sacrificabile” sull’altare dell’organizzazione logistica. È il momento di invertire la rotta con pragmatismo e lungimiranza.
Non stiamo parlando di un’utopia, ma di una strada già tracciata dal legislatore. Il Ministero dell’Interno, con la Circolare DAIT n. 4/2021, ha già invitato formalmente i Sindaci a individuare sedi alternative alle aule. Esiste inoltre un precedente normativo fondamentale (l’Art. 23-bis del D.L. 41/2021, convertito nella Legge 69/2021) che ha stanziato fondi specifici per i Comuni pronti a intraprendere questo percorso. La cornice legale e finanziaria esiste: percorrerla è ora una questione di volontà politica e di visione amministrativa.
Consapevole che una transizione totale richieda tempo, si può pensare di lavorare per obiettivi progressivi proponendo di avviare una fase sperimentale già dalle prossime scadenze, individuando due o tre quartieri pilota dove testare sedi alternative, con l’obiettivo di liberare gradualmente tutte le scuole di Forlì.
Il nostro territorio dispone di un patrimonio che può essere valorizzato come rete di “Hub Civici”. Penso all’uso delle palestre con accesso indipendente, ai centri polivalenti, la Fiera di Forlì, i centri sociali, le sedi di quartiere, il palazzone di Villafranca, e tanti tanti altri; strutture che possono accogliere i seggi garantendo decoro e funzionalità. Non saremmo dei pionieri isolati: esperienze virtuose in città come Argelato confermano che questa transizione non solo è possibile, ma produce benefici immediati per la serenità delle famiglie e la continuità educativa.
Spostare i seggi non significa improvvisare. Ogni sede alternativa dovrà rispondere a standard rigorosi: la totale accessibilità (Legge 104/92), una connettività dati stabile per la trasmissione dei risultati, l’idoneità antincendio e spazi che garantiscano il presidio h24 delle Forze dell’Ordine in piena sicurezza.
Mettere al centro la scuola e le famiglie è una scelta di civiltà; la coesione sociale passa anche da queste “piccole” grandi riforme di buon senso. Non possiamo continuare ad accettare l’abitudine come alibi per l’immobilismo. Apriamo un tavolo di confronto se necessario e un censimento serio degli immobili.
Facciamo sì che il giorno delle elezioni torni a essere una festa della partecipazione che non toglie nulla ai nostri figli. La scuola deve restare aperta: è tra quei banchi, e non tra le urne allestite in un’aula chiusa, che si formano i cittadini del domani.
Edoardo Russo


