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Amin Della Caproni: “L’ex Caproni non è un luogo per fare politica. Le condizioni del capannone sono pessime”

“Premetto che l’utilizzo delle strutture della fabbrica per questa iniziativa è un atto a dir poco vergognoso. La Caproni non è un luogo per fare politica. Le condizioni del capannone della Caproni sono pessime e, come il resto del complesso, presenta evidenti segni di degrado e criticità strutturali.

Dopo la chiusura dell’Aeronautica Caproni Predappio, i locali hanno avuto diversi utilizzi. In particolare, il capannone alto, oggi oggetto della concessione, è stato impiegato per attività artigianali e industriali, tra cui la produzione di arredamenti di lusso per imbarcazioni e residenze private. All’interno della struttura si sono inoltre lavorati materiali oggi considerati altamente problematici dal punto di vista sanitario e ambientale, tra cui l’amianto, circostanza che evidenzia ulteriormente la necessità di interventi di messa in sicurezza e bonifica. Successivamente, con la chiusura dell’attività de “L’Arte” nei primi anni Duemila, l’intero complesso è rimasto in stato di abbandono.

“Questa vicenda mette nuovamente in luce anche la questione dei disboscamenti avvenuti negli ultimi mesi nelle aree retrostanti la Caproni bassa, interventi che hanno sollevato perplessità e che meritano ulteriori chiarimenti. In alcuni casi, materiali e detriti provenienti dall’area del capannone alto sarebbero stati accumulati o riversati nelle zone sottostanti, contribuendo al degrado complessivo dell’area”.

“Se davvero si vuole intervenire in maniera seria su quel capannone, il primo passo dovrebbe essere la messa in sicurezza dell’area e la rimozione dei materiali abbandonati, tra cui arredi dismessi, contenitori di vernici e rifiuti di varia natura, che da anni contribuiscono al deterioramento dell’ecosistema naturale sviluppatosi nella zona retrostante durante i decenni di abbandono dello stabilimento”, conclude.

Questa vicenda mette seriamente a repentaglio tutto il lavoro svolto negli anni per restituire una lettura storica corretta della Caproni, sottraendola all’etichetta semplicistica e distorta di “fabbrica fascista”. Preciso inoltre che la mia posizione sarebbe stata identica indipendentemente dallo schieramento politico coinvolto. Il problema non è chi organizza, ma il fatto stesso di utilizzare questi spazi per finalità politiche.

Per questo motivo, io, anche a nome del gruppo “Caproni le ali della Romagna”, mi dissocio completamente da questa vicenda e da chi ha scelto di utilizzare questi spazi in questo modo.

Amin Della Caproni, fondatore di “Caproni le ali della Romagna”