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Edoardo Russo: “Il 25 Aprile non è solo memoria: è un cantiere aperto per il futuro”

Il 25 Aprile torna puntuale a interrogarci, inserendosi in un clima spesso segnato da contrapposizioni accese e narrazioni che sembrano dividere più che ricomporre. Se ci fermiamo a osservare il dibattito pubblico, il rischio è quello di smarrire il senso profondo di questa ricorrenza sotto il peso di polemiche contingenti. Eppure, per un territorio come quello di Forlì, questa data non può essere vissuta solo come un ricordo del passato, ma deve agire come un cantiere aperto per la costruzione del domani.

Celebrare la Liberazione oggi significa, innanzitutto, tradurre quei valori di libertà e democrazia in una “Politica con la P maiuscola”: una politica che non si esaurisce nelle aule istituzionali, ma che respira nelle piazze, nelle associazioni e in ogni iniziativa che nasce dal basso. È la politica del quotidiano, quella che si prende cura dei legami sociali e che vede nella partecipazione civile non un peso, ma la condizione stessa per il benessere di una comunità.

Oggi la sfida non è più contro un nemico visibile, ma contro l’indifferenza, l’isolamento sociale e la rassegnazione. Fare memoria in modo dinamico significa trasformare i principi della nostra convivenza civile in azioni concrete: sostenere chi opera nel terzo settore, valorizzare il talento dei giovani che scelgono di restare e promuovere una cultura che sia ponte tra generazioni. Questa è la forma più autentica di giustizia sociale: creare le condizioni affinché nessuno si senta escluso dal cammino di crescita della città.

Le recenti difficoltà che hanno colpito la nostra terra ci hanno mostrato un volto straordinario: una capacità innata di rimboccarsi le maniche e di riscoprire la solidarietà come unico antidoto alla crisi. Quello spirito di mutuo soccorso, emerso nel fango così come nelle ore più buie della nostra storia, rappresenta la radice profonda della nostra identità. È da qui che occorre ripartire per una visione di lungo respiro che sappia unire sviluppo economico e tutela della fragilità.

Perché la Memoria non diventi un rito stanco o un motivo di scontro, è necessario che essa diventi una grammatica comune del vivere insieme. Non serve gridare più forte per affermare una posizione; serve invece la pazienza del dialogo e la capacità di riconoscere nell’altro, anche quando la pensa diversamente, un compagno di strada nel perseguimento del bene comune.

Il 25 Aprile ci insegna che la libertà è una conquista continua, un esercizio di responsabilità che richiede il coraggio della proposta. Il nostro territorio ha tutte le carte in regola per essere un laboratorio di cittadinanza attiva, dove l’innovazione e la tradizione si fondono in un progetto di comunità coeso e inclusivo. Guardare avanti con speranza non significa ignorare le criticità, ma avere la lungimiranza di affrontarle insieme, con quella concretezza pragmatica che è da sempre il tratto distintivo della nostra gente.

È in questo impegno collettivo, nel silenzioso lavoro di chi costruisce ogni giorno pezzi di bene comune, che la Liberazione trova la sua attuazione più vera e necessaria.

Edoardo Russo