il commento
|Unieuro Forlì, dagli errori si riparta con i giovani e l’entusiasmo
Si chiude con una sconfitta annunciata la stagione della Pallacanestro 2.015 Forlì. Di fronte una squadra (la Fortitudo Bologna) che si giocava la promozione diretta e un’altra che non aveva più niente da chiedere al campionato, la partita è durata appena una dozzina di minuti. Poi una sfilza di triple dei bolognesi ha scavato un fossato incolmabile, complici anche i numerosi infortuni dei biancorossi: agli indisponibili Tavernelli e Gazzotti si sono aggiunti cammin facendo i guai fisici di Pinza e Masciadri.
Dal momento che la gara, per quanto riguarda Forlì, era irrilevante, vale la pena riepilogare i tanti flop di questa brutta stagione che l’Unieuro ha concluso al quintultimo posto, frutto di 13 vinte e 23 perse e dire due parole sugli scenari che si aprono adesso.
Il primo errore capitale è stato della società biancorossa, quando nell’estate 2025 ha stabilito che questo campionato avrebbe chiuso un ciclo: ultimo anno per coach Martino e il suo staff tecnico, ultimo per il presidente Nicosanti, probabilmente per il gm Pasquali, forse prossimo all’addio anche il main sponsor (Unieuro). Togliendo dall’orizzonte ogni prospettiva, si sono così create le premesse per un torneo al ribasso, dalle incerte motivazioni.
Il secondo abbaglio è arrivato nella costruzione della squadra, quasi tutta composta di veterani, molto lacunosa sotto il profilo dell’atletismo, della corsa e della prestanza fisica. Fra l’altro male assemblata, perché la sola coppia iniziale Del Chiaro-Gazzotti sotto canestro si è rivelata insufficiente fin da subito. Almeno, i soci della Pallacanestro 2.015 sono corsi ai ripari cambiando i due americani e alzando il tasso muscolare e battagliero con il duo Stephens-Rosser. La terza svista, e spiace dirlo per un allenatore che resterà nella storia del basket forlivese dopo quattro stagioni, è probabilmente da addebitare a coach Antimo Martino: l’aver puntato su Pietro Aradori, classe 1988, in sensibile calo da anni, che a Forlì ha disputato di gran lunga la peggiore stagione della sua brillante carriera. Su Aradori è stata investita una parte importante del budget.
L’unico fatto positivo è stata la permanenza in A2. Ma ora si apre un grosso punto interrogativo sul prossimo campionato. Ai soci si chiede un ulteriore sforzo, per ripartire, il che allo stato dei fatti non è facile, né scontato, dal momento che serve comunque un impegno finanziario. Circola l’idea di allestire una squadra giovane, che miri alla salvezza, magari senza soffrire troppo. Sarebbe la soluzione migliore, ma è una strada irta di difficoltà, in primo luogo perché occorre un progetto coerente, all’interno di una vera programmazione, cosa che è mancata finora. Significa ingaggiare un direttore sportivo e uno staff tecnico che sappiano scegliere e far crescere col lavoro i giovani. Non tutti hanno tali capacità. Con una coppia affidabile di americani, si può fare un campionato senz’altro più divertente da vedere di questo appena finito, stanziando meno soldi. L’entusiasmo e la ‘fame’ di arrivare possono anche compensare qualche gap tecnico, basta vedere come si è battuto Tommaso Pinza ogni volta che è sceso in campo.






