Logo
CGIL: “La crisi industriale non rallenta”. Allarme su cassa integrazione e licenziamenti a Forlì-Cesena

Oltre 11,8 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate in Emilia-Romagna nel primo trimestre del 2026. Di queste, più di 2,8 milioni riguardano la Romagna, con 733.028 ore a Forlì-Cesena, 477.326 a Ravenna e oltre 1,6 milioni a Rimini. Numeri che spingono la CGIL a lanciare un nuovo allarme sulla situazione industriale e occupazionale del territorio.

Secondo il sindacato, i dati confermano una crisi strutturale del sistema produttivo, che colpisce in particolare i comparti industriali e manifatturieri. A Forlì-Cesena le maggiori difficoltà riguardano la meccanica, la filiera pelle-cuoio-calzature e i settori ad alto consumo energetico.

“Aumento dei licenziamenti economici, diminuzione delle imprese attive, crescita delle procedure fallimentari e aumento dei tavoli di crisi aperti sul territorio si sommano ai dati della cassa integrazione”, dichiara Maria Giorgini, segretaria generale della CGIL Forlì-Cesena. “In molti casi dietro questi numeri ci sono anni di ristrutturazioni, ridimensionamenti produttivi e perdita di posti di lavoro”.

Per la CGIL la crisi non sta rallentando e, anzi, diversi strumenti di sostegno utilizzati negli ultimi anni – dalla cassa integrazione ai contratti di solidarietà fino al fondo FSBA – starebbero arrivando al limite della loro efficacia, soprattutto nelle piccole e medie imprese metalmeccaniche e nel settore calzaturiero.

Il sindacato collega inoltre il calo del ricorso alla cassa integrazione con l’aumento dei licenziamenti economici e la riduzione delle imprese attive. Secondo i dati INPS, nel 2025 i licenziamenti economici sono cresciuti del 4,1% rispetto all’anno precedente, colpendo soprattutto industria e manifattura.

A peggiorare il quadro, sottolinea la CGIL, ci sono anche i dati economici del territorio: a Forlì-Cesena le imprese attive sono diminuite dello 0,6%, il manifatturiero ha registrato un calo dell’1,3% e la produzione industriale è rimasta sostanzialmente ferma (-0,2%).

“Stiamo vivendo una vera trasformazione del sistema produttivo – prosegue Giorgini – accelerata dalla transizione energetica, dall’innovazione tecnologica e dalle tensioni globali, ma senza adeguate politiche industriali e protezioni sociali. Il rischio è che i costi ricadano interamente su lavoratori e comunità”.

La CGIL teme inoltre un peggioramento della situazione nei prossimi mesi a causa delle tensioni geopolitiche, dei dazi, dell’aumento dei costi energetici e della debolezza della domanda europea, fattori che incidono pesantemente su un territorio a forte vocazione manifatturiera ed esportatrice come quello romagnolo.

Da qui la richiesta al Governo di mettere in campo una strategia industriale ed energetica più incisiva, con investimenti pubblici, sostegno alle filiere in difficoltà e nuovi ammortizzatori sociali. Per il sindacato sarà inoltre decisivo il rinnovo del Patto per il Lavoro e per il Clima dell’Emilia-Romagna per affrontare una fase che si preannuncia complessa sul fronte industriale e occupazionale.