salute mentale
|Legacoop Romagna: Sui fatti di Modena, giusto il richiamo di de Pascale a potenziare i servizi
Quanto accaduto a Modena sabato pomeriggio, oltre a lasciare esterrefatti e sgomenti, pone alle nostre comunità riflessioni che meritano estrema attenzione.
La salute mentale e i servizi per le persone che soffrono di patologie ad essa afferenti sono un tema a cui Legacoop Romagna è interessata da decenni, grazie, in particolare, al lavoro che in tale direzione viene svolto da almeno una decina di cooperative sociali associate, che gestiscono servizi domiciliari, residenziali e diurni sia per giovani che per persone adulte, in tutti gli otto distretti sanitari della Romagna.
In questo caso, il punto focale del ragionamento, che le nostre comunità devono affrontare con rinnovato vigore, non è quello della sicurezza, né, tantomeno, dell’immigrazione o, peggio ancora, “remigrazione”. A nulla e a nessuno serve, infatti, quella che appare a tutti gli effetti una mera speculazione politica.
Quanto accaduto, per mano, ricordiamolo di un cittadino italiano, va inquadrato in un preciso e chiarissimo ambito, che è quello della patologia mentale e, di conseguenza, di come il nostro sistema sanitario deve e può farsene carico.
Un disturbo, per altro, che di certo non è di recente scoperta. Un fatto tragico che, tuttavia, potrebbe riaccadere.
Proprio per questo, Legacoop Romagna condivide pienamente la decisa presa di posizione del Presidente della Regione, Michele De Pascale, che ha richiamato le comunità emiliano-romagnole a mettersi nuovamente in discussione per affrontare la situazione non con strumenti coercitivi, ma potenziando la medicina di iniziativa, per migliorare l’accoglienza e la cura degli ammalati, nei presidi sanitari diffusi su tutto il territorio.
«La tragedia di Modena – dichiara Paolo Lucchi, presidente di Legacoop Romagna – ci spinge a rinvigorire il confronto istituzionale sulla salute mentale, ripartendo dal dialogo fra tutti i soggetti che se ne occupano, ad iniziare dai Servizi Sanitari territoriali, fino ai gestori dei servizi che curano i nostri concittadini interessati e accolgono le loro famiglie. Si tratta, infatti, di uno degli ambiti di intervento cardine della sanità territoriale, la cui programmazione rappresenta una delle priorità di questo tempo. Dobbiamo cercare tutti gli spazi possibili per potenziare questi servizi, analizzando insieme flussi, andamenti, progressi e, soprattutto, i casi di abbandono della cura da parte degli utenti (come era accaduto al giovane responsabile della strage). Le nostre cooperative sono pronte e, come sempre, disponibili a rimettere in discussione modalità e processi di gestione».
Interviene, a tal proposito, Patrizia Turci, presidente della cooperativa sociale Tragitti di Forlì, che poco più di un mese fa aveva presentato in città il docufilm “Non eravamo mai stati malati”, il quale preannunciava proprio il dibattito che si sta riaprendo in queste ore. «Lavoriamo con i Dipartimenti di Salute Mentale di Imola – e poi di Forlì e Cesena – sin dal 1991. La nostra è una storia nata grazie al dialogo con le istituzioni, che insegna come il disturbo psichico possa essere curato, contenuto e, in casi non sporadici, anche guarito. Non senza fatica e, certamente, non senza confronto e programmazione condivisa con tutti gli operatori sanitari e territoriali con i quali, assieme, ci occupiamo della presa in carico di persone affette da una patologia psichica. Possiamo ben dire che, dopo la chiusura del manicomi, in questa regione si sono fatte cose straordinarie: il nostro modello di psichiatria di comunità e di integrazione pubblico-privata è radicato e strutturato, pronto anche ad affrontare le nuove sfide che povertà e pandemia ci hanno lasciato. È nostra responsabilità riprendere il dialogo con la Regione e siamo disponibili a farlo con quella concretezza che da sempre ci caratterizza, analizzando i nuovi bisogni di presa in carico e individuando i percorsi della loro sostenibilità economica».
Legacoop Romagna

