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L’Auditorium di Forlì: un’importante conquista culturale, ma il nome è davvero quello giusto?

Si sono concluse le giornate inaugurali del nuovo Auditorium di Forlì, ricavato dal recupero dell’ex GIL. Si tratta senza dubbio di un intervento di grande qualità, che ha saputo valorizzare al meglio le caratteristiche architettoniche dell’edificio, restituendo alla città uno spazio moderno, funzionale e tecnologicamente avanzato.

La qualità acustica e la conformazione della sala permetteranno di ospitare con ottimi risultati diverse espressioni musicali, in particolare la musica classica, contemporanea e di ricerca, oltre a piccole produzioni operistiche e teatrali, compatibili con le dimensioni del palco. È un risultato importante, che colma una lacuna storica della città, pur lasciando ancora aperta la questione di uno spazio adeguato per la grande opera lirica.

Va riconosciuto che questo intervento è stato reso possibile anche grazie alle significative risorse del PNRR, che hanno garantito alle amministrazioni locali disponibilità economiche mai avute in passato. In questo caso tali risorse hanno trovato una destinazione utile, dando vita a una struttura culturale che Forlì non possedeva.

Importante è anche il contributo di Conad CIA, che ha deciso di sostenere per dieci anni le attività dell’Auditorium attraverso un apposito fondo e in parte con il supporto art bonus come dichiarato dallo stesso Conad-Cia. Un impegno significativo che merita riconoscenza, così come meritano apprezzamento le numerose iniziative sociali e sportive che negli anni hanno visto il sostegno della cooperativa.

Proprio per questo, tuttavia, nasce una riflessione. Quale sarà il progetto culturale dell’Auditorium? Quale soggetto ne curerà la programmazione? Quale visione della cultura musicale guiderà le scelte future?

La musica non è soltanto intrattenimento o spettacolo. È storia, memoria, conoscenza. Attraverso la musica si leggono i tempi passati e si interpretano quelli presenti. Come il teatro, essa ha attraversato le stagioni della ribellione, della contestazione, della ricerca dell’uguaglianza, della difesa dei diritti e della giustizia sociale. È uno strumento di crescita civile e culturale.

Per questo mi domando se il ruolo pubblico di indirizzo culturale, che dovrebbe appartenere all’amministrazione comunale, sia stato definito con sufficiente chiarezza. Il contributo di uno sponsor è prezioso e necessario, ma il progetto culturale deve rimanere saldamente in capo alle istituzioni pubbliche.

Da qui nasce anche la mia perplessità riguardo all’intitolazione della struttura come “Auditorium Conad”. Si tratta certamente di un riconoscimento, non l’unica forma obbligatoria, al contributo economico ricevuto, ma ritengo che la cultura e la musica, espressioni fondamentali del patrimonio collettivo, meritino una riflessione più ampia anche sul nome del luogo che le ospita.

Viviamo in un tempo in cui tutto sembra essere misurato in termini economici. Per questo credo che l’intitolazione di uno spazio culturale a un marchio commerciale rischi di trasmettere un messaggio non coerente con la funzione che esso è chiamato a svolgere.

Un auditorium dovrebbe essere un luogo nel quale entrare senza etichette e senza marchi, uno spazio aperto alla bellezza, alla conoscenza, alle emozioni e alla creatività. Un luogo che, già nel nome, richiami la cultura, la musica, la memoria o il pensiero.

Per questa ragione ho scritto al presidente di Conad CIA, all’assessore alla cultura Vincenzo Bongiorno e al sindaco Gian Luca Zattini. Ringrazio Conad per la cortese risposta ricevuta, anche se non ne condivido alcune considerazioni. Non ho invece ricevuto alcun riscontro dall’amministrazione comunale.

Continuo quindi a chiedermi perché non si sia scelto un nome diverso: un riferimento alla musica, alla cultura, a una figura significativa della storia musicale legata alla nostra città, o italiana o internazionale. Anche una semplice denominazione come “Auditorium della Musica” avrebbe rappresentato un segnale importante e condivisibile.

Non considero convincente il paragone con i palazzetti dello sport intitolati agli sponsor. Questi sono luoghi polifunzionali destinati a ospitare eventi di natura molto diversa. Un auditorium dedicato principalmente alla musica e alla cultura possiede invece una specificità che meriterebbe una sensibilità diversa.

Forse è anche da queste scelte simboliche che passa la credibilità di una città che ambisce a essere riconosciuta come capitale della cultura. La cultura non vive soltanto nelle dichiarazioni di principio, ma anche nei segni concreti che una comunità sceglie di lasciare di sé.

Marisa Fabbri, una cittadina forlivese