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Docenti, dopo i trasferimenti restano liberi 271 posti a Ravenna e 283 a Forlì-Cesena. La Cgil: “Così si alimenta il precariato”

Sono 3.382 i posti ancora vacanti nelle scuole dell’Emilia-Romagna dopo le operazioni di mobilità del personale docente per l’anno scolastico 2026-2027. A lanciare l’allarme è la FLC Cgil Emilia-Romagna, che denuncia il rischio di un nuovo anno scolastico caratterizzato da supplenze, discontinuità didattica e precarietà.

Secondo l’elaborazione del sindacato, dei 3.382 posti disponibili, 2.652 riguardano cattedre comuni e 730 il sostegno. Posti che, se non coperti attraverso le assunzioni, finiranno nuovamente per essere assegnati con contratti a tempo determinato.

La distribuzione regionale evidenzia 222 posti vacanti nella scuola dell’infanzia, 1.227 nella primaria, 538 nella secondaria di primo grado e 1.395 nella secondaria di secondo grado.

Per quanto riguarda i territori romagnoli, a Forlì-Cesena risultano ancora scoperti 283 posti, di cui 216 comuni e 67 sul sostegno. A Ravenna i posti vacanti sono 271, con 205 cattedre comuni e 66 di sostegno, mentre a Rimini si contano 136 disponibilità, di cui 113 comuni e 23 sul sostegno.

A livello regionale la situazione più critica riguarda Modena, con 661 posti vacanti, seguita da Reggio Emilia (511), Bologna (490) e Piacenza (417).

Particolarmente significativo, secondo la FLC Cgil, il dato relativo al sostegno. I 730 posti liberi in organico di diritto rappresentano oltre un quinto del totale regionale, ma non fotografano il fabbisogno reale delle scuole. Come avviene ogni anno, infatti, saranno necessari ulteriori posti in deroga per rispondere alle esigenze degli alunni con disabilità.

“Il sistema continua a non garantire organici stabili e procedure di reclutamento realmente efficaci – sottolinea il sindacato -. Il risultato è una scuola che si regge sul lavoro precario, sulla disponibilità del personale e sull’emergenza permanente”.

La FLC Cgil evidenzia inoltre come in Emilia-Romagna il tasso di precariato scolastico abbia ormai raggiunto il 30%, una quota che il sindacato considera non più sostenibile per garantire qualità dell’insegnamento e continuità educativa.

Alle criticità del personale docente si aggiungono quelle del personale Ata. Il sindacato denuncia infatti il taglio di 122 collaboratori scolastici a livello regionale, nonostante le scuole continuino a segnalare carenze di organico e carichi di lavoro crescenti.

“La precarietà è diventata una condizione strutturale della scuola italiana – afferma la FLC Cgil Emilia-Romagna -. Servono un piano straordinario di assunzioni, interventi stabili sul sostegno, organici adeguati e procedure tempestive per le nomine. Continuare a lasciare migliaia di posti scoperti significa scaricare sulle scuole, sui lavoratori e sulle famiglie il costo di scelte politiche insufficienti”.