Legacoop Romagna. La fine del PNRR non può fermare il Paese
Il 30 giugno 2026 ha segnato il termine ufficiale per la conclusione e la rendicontazione dei progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: la spesa nazionale per le misure del Pnrr ammonta a 113,5 miliardi e l’Italia ha raggiunto il 63,7% dei traguardi, incassando il 78,8% delle risorse previste. Alla data 31 marzo 2026 è stato concluso il 60,7% dei progetti, corrispondenti a 30,7 miliardi di euro (circa il 18,4% delle risorse impegnate). Sono ancora in corso il 37,2% del totale dei progetti, che corrispondono a 135,3 miliardi di euro (circa l’81% delle risorse impegnate). Restano da attivare ancora progetti pari a circa l’1,6% del totale. Insomma, innegabilmente tanta carne al fuoco.
Cosa succede adesso? Si tratta di un quesito non di poco conto, perché non c’è dubbio che le risorse europee post covid abbiano inciso profondamente sullo sviluppo dei lavori pubblici, sulla trasformazione delle nostre città e sulla crescita del comparto edile e del suo indotto cooperativo.
Sul piano strategico, l’auspicio è quello che il Pnrr abbia prodotto un cambiamento politico e culturale permanente verso la riqualifica e l’innovazione del paese, in particolare in un’ottica di infrastrutture, digitalizzazione, transizione energetica e investimenti sociali. L’Italia ne ha, oggettivamente, bisogno. Ma anche la Romagna, che dal punto di vista infrastrutturale – come Legacoop sostiene da tempo – attende interventi su strade e ferrovie fermi da decenni.
Eppure, ancora non c’è nessuna informazione relativamente al quadro di risorse su cui si potrà fare affidamento per proseguire l’opera di rinnovamento. Certamente, nessun segnale dal Governo nazionale. Il “Libro bianco per una nuova strategia industriale – Made in Italy 2023”, presentato al Cnel lo scorso gennaio, è poco più di una fotografia del sistema industriale esistente, con un’invocazione generica alle politiche europee e una assoluta sottovalutazione della situazione geopolitica che, invece, anche nel secondo trimestre di quest’anno, in continuità con il primo, ha determinato un rincaro dei prezzi di energia, fertilizzanti e materie prime.
In questa situazione, i settori delle costruzioni e dei servizi, a cominciare dalla logistica, devono essere attenzionati e sostenuti. Legacoop chiede continuità e incremento del credito di imposta, in particolare per i trasporti, un sostegno alla liquidità delle imprese e una forte sollecitazione che a scendere in campo per supportare gli investimenti pubblici sia ancora, con decisione, l’Unione europea. Un obiettivo che si somma a diverse altre sfide aperte, a cui va prestata la massima attenzione, con uno sguardo vigile e di insieme. Da anni, infatti, le cooperative chiedono anche riforme su lavoro e salari, fisco, Scuola, Università e formazione.
Da non dimenticare, poi, le relazioni industriali. Dal 2020 ad oggi i rinnovi contrattuali di edilizia, logistica, metalmeccanica, multiservizi e ristorazione hanno registrato aumenti a 3 cifre, un andamento che tende al superamento di quel gap salariale che è uno dei problemi principali delle famiglie italiane.
Ma la principale difficoltà per una cooperativa su due resta il reperimento di manodopera, che in alcuni comparti, come l’edilizia, sfiora il 50 % del fabbisogno. Servirebbero una politica migratoria lungimirante, investimenti strutturali sull’abitare e sui servizi, sperimentazioni sulle forme di flessibilità del lavoro.
Qualche spiraglio positivo si registra sul tema della revisione prezzi nei servizi, in particolare nei contratti di durata. Auspichiamo, infatti, che le recenti linee guida del MIT, oltre ad aver sanato un vero e proprio vulnus presente nel Codice dei Contratti Pubblici, portino veramente alle auspicate e legittime revisioni dei prezzi, nei contratti in essere.
E poi, c’è l’intelligenza artificiale. Oltre un terzo delle cooperative associate a Legacoop Romagna, ha già realizzato investimenti, in prevalenza per l’applicazione nei processi produttivi. Ma perché possa essere davvero uno strumento di sviluppo e di crescita delle competenze dei lavoratori servono investimenti e regole, con un adeguamento del sistema nazionale della formazione che integri Scuola, Università, Enti di Formazione e Istituzioni.
Ultima sfida: restando nel campo dell’innovazione, un tema centrale è la transizione energetica, che va attuata grazie a nuovi modelli di produzione distribuita, autoconsumo e comunità energetiche: la competitività dei territori si consolida arrivando a servizi integrati tra energia e logistica, riducendo i costi lungo la filiera e la dipendenza esterna, ma anche utilizzando infrastrutture strategiche condivise. Il primo problema innescato dalla fine del Pnrr, dunque, potrebbe essere quello di aggiungere una nuova criticità ai tanti nodi irrisolti della politica industriale italiana. Lavoriamoci con le Istituzioni senza perdere la speranza, o la pazienza.


