Legacoop Romagna: Serve un nuovo patto per l’acqua della Romagna
UN NUOVO PATTO PER L’ACQUA DELLA ROMAGNA
Romagna, 14 luglio 2026 – La bella intervista odierna sul Resto del Carlino regionale a Gabriele Zelli, sulla storia della Diga di Ridracoli, impone un pensiero “lungo” sul futuro dei nostri fabbisogni idrici.
Certo, nessuno può dimenticare una storia bellissima, quella della Diga di Ridracoli e dei suoi 33 milioni di metri cubi d’acqua e dei benefici che cittadini ed imprese ne hanno tratto.
Ma quella storia insegna che, senza una visione di sviluppo, il progresso di un territorio complesso e competitivo come la Romagna, potrebbe anche fermarsi.
Giorgio Zanniboni, Sindaco di Forlì ed anche presidente del consorzio promotore della diga e di Romagna Acque, quella visione la ebbe. E con lui la ebbe un’intera generazione politica, associativa, sindacale, forlivese, romagnola, regionale e nazionale, perché La diga nacque sulla base di un “Patto”, capace di superare le legittime paure dei territori coinvolti e dei Comitati che si costituirono.
A parere dei cooperatori romagnoli oggi serve ricostituirlo, quel Patto.
Lo dimostra drammaticamente la quotidianità di un’analisi che, spazzando via dal dibattito i negazionisti del clima, oggi identifica l’Italia come un “Paese capovolto”, nel quale l’acqua manca soprattutto al nord perché, nonostante le piogge invernali, tra evapotraspirazione e temperature elevate, soffre tutto il bacino del Po, mentre, per esempio, Sicilia e Sardegna, storicamente più a rischio per la scarsità di risorse idriche, hanno oggi livelli meno allarmanti.
Ed il tema vale soprattutto per la Romagna, poiché la situazione positiva che negli anni abbiamo consolidato – sommando una forte antropizzazione del territorio, con lo sviluppo agricolo e manifatturiero di alto livello, una presenza rilevante sulla costa, che ci conferma da anni come uno dei bacini turistici di maggior rilievo al mondo -, impone una esigenza di certezze idriche che oggi non abbiamo.
Non pensiamo però che sia possibile, sul breve, approcciare la progettazione di un nuovo bacino idrico di sicurezza delle dimensioni di Ridracoli. E forse non ci serve neppure.
Forse ci basterebbe “mettere a terra” una prospettiva meno impegnativa – e per questo più ravvicinata nel tempo -, di razionalizzazione e creazione di una rete di piccoli invasi, in grado di non disperdere nulla di ciò che la natura ancora, a partire dalle colline e montagne romagnole, ci mette a disposizione e che in buona parte disperdiamo. E certamente l’ambizioso piano di investimenti già previsto da Romagna Acque, rappresenta una prospettiva importante, che si inserisce in questa visione.
Infine, servirebbe forse provare a concretizzare quei progetti sull’invaso di Quarto – che esistono da ben più di qualche lustro –, rispetto ai quali anche recentemente il Governo, su sollecitazione di alcuni Sindaci del cesenate, ha garantito un significativo, ma ancora insufficiente, indirizzo di risorse.
Legacoop Romagna


