Bakkali (PD): Crisi climatica è già nei campi. Non possiamo lasciare sola l’agricoltura romagnola
“La crisi climatica non è un dibattito ideologico: è già nei campi, nei bilanci delle aziende e delle cooperative, nel lavoro e nel reddito di migliaia di famiglie. Negarla o sottovalutarla significa lasciare soli agricoltori e territori che ne stanno pagando ogni giorno il prezzo. Difendere l’agricoltura romagnola significa oggi affrontare la crisi climatica con investimenti, prevenzione e politiche pubbliche all’altezza della realtà che abbiamo davanti.
Le grandinate e i nubifragi di queste ore arrivano dopo settimane di temperature estreme e colpiscono ancora una volta un territorio che negli ultimi anni ha conosciuto sulla propria pelle alluvioni, siccità, ondate di calore ed eventi meteorologici sempre più intensi e ravvicinati.
Esprimo la mia vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori, ai soci produttori e a tutte le realtà colpite, a partire da Agrisfera, Terremerse, Terre Cevico, Apofruit Italia, dalla Cab di Fusignano e dalla Massari, insieme alle tante aziende agricole del territorio che stanno facendo in queste ore la conta dei danni.
Ma la vicinanza non basta. Occorre agire immediatamente sul sostegno al reddito delle imprese e sulla tenuta di un settore fondamentale per l’economia e l’identità della Romagna. Servono strumenti assicurativi e mutualistici realmente adeguati alla nuova dimensione del rischio climatico e risarcimenti capaci di tutelare effettivamente chi produce.
In questo senso è particolarmente grave il paradosso denunciato da Legacoop Romagna: non è accettabile che produzioni già penalizzate dal caldo estremo possano vedere ridotto il proprio valore ai fini del risarcimento dopo essere state ulteriormente distrutte dalla grandine. Significherebbe far pagare agli agricoltori più volte le conseguenze della stessa crisi climatica.
Dobbiamo soprattutto uscire definitivamente dalla logica dell’emergenza permanente. Quando siccità, caldo estremo, alluvioni, nubifragi e grandinate si susseguono con questa frequenza, non siamo più davanti all’eccezione: siamo davanti a una trasformazione strutturale delle condizioni nelle quali si produce agricoltura.
Per questo servono una politica nazionale e una politica agricola europea che assumano fino in fondo l’adattamento climatico come una priorità: investimenti nella gestione e nella disponibilità della risorsa idrica, reti antigrandine e sistemi di protezione delle colture, innovazione, ricerca, infrastrutture più resilienti e un sistema di gestione del rischio capace di proteggere il reddito agricolo.
Le imprese e le cooperative romagnole stanno facendo la loro parte, investendo e modificando organizzazione e modalità di produzione in una rincorsa che oltre alla crisi climatica è sollecitata dai costi dell’energia, del carburante e dall’impatto della geopolitica su esportazioni e prezzi.
Non possiamo chiedere loro di affrontare da sole trasformazioni e crisi multiple di questa portata.
La lotta alla crisi climatica e la difesa dell’agricoltura sono la stessa battaglia.
Governo e Commissione europea si assumano la piena responsabilità di una vera strategia di adattamento per l’agricoltura, investimenti, strumenti assicurativi e mutualistici adeguati e misure efficaci di sostegno al reddito, capaci di tenere conto del diverso impatto della crisi climatica sui territori.
Al Governo, in particolare chiediamo risposte solerti, riconoscendo l’eccezionalità degli eventi che hanno colpito la Romagna, garantendo ristori rapidi, adeguati e misure straordinarie per le aziende danneggiate. Ma serve anche una risposta strutturale: una riforma seria del sistema di gestione del rischio e degli strumenti assicurativi e di indennizzo, oggi non più adeguati alla frequenza degli eventi climatici estremi. Non è accettabile che aumentino i costi delle polizze, diminuiscano i contributi pubblici e gli agricoltori debbano aspettare anni per ottenere i risarcimenti: chi ha già perso raccolti e reddito non può subire anche il peso dei ritardi e della burocrazia.
Non possiamo lasciare sole imprese, cooperative e lavoratori ad affrontare eventi che non sono più eccezionali. Difendere oggi l’agricoltura romagnola significa scegliere se accompagnarla nella sfida climatica o condannarla a pagare, da sola, un prezzo sempre più insostenibile”.
Deputata del Pd Ouidad Bakkali


