Un delicato tema
|Russo: “Fine vita, importanti la difesa della sanità pubblica e la forza della cura”
Ci sono temi che toccano le corde più intime dell’esistenza e della nostra comunità, di fronte ai quali la prima virtù richiesta a chi ha a cuore il bene comune è la prudenza. Il dibattito ritornato al centro dell’attenzione pubblica a seguito dell’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito in Emilia-Romagna richiede delicatezza, rispetto e un profondo senso di responsabilità istituzionale e sociale. Non si tratta di erigere barricate ideologiche o di lanciarsi in battaglie di principio, ma di accostarsi con ascolto e umiltà al dolore e alla fragilità delle persone.
In questo confronto, la riflessione espressa dal Presidente della Regione, Michele de Pascale, offre un punto di partenza aperto al dialogo e orientato al rispetto delle diverse sensibilità del nostro territorio. Riconoscere l’esistenza del tema e dare attuazione alle pronunce della Corte Costituzionale all’interno del perimetro del Servizio Sanitario Regionale definisce un quadro di regole certe che merita di essere affrontato con misura e trasparenza.
Accanto all’equilibrio istituzionale, è fondamentale tuttavia non smarrire il senso più profondo di ciò che la vita rappresenta. Come sottolineato di recente anche da Comunione e Liberazione Emilia-Romagna nel richiamare la nota della CEER, la vita non è un semplice bene individuale di cui disporre a piacimento o su cui misurare un’efficienza produttiva, ma un dono originario e relazionale. Il rischio più grande di fronte a norme di questo tipo è cedere a un pragmatismo che considera una vita degna di essere vissuta soltanto se autosufficiente o performante, o peggio, che la valuti in base al costo che rappresenta per il sistema sanitario. Non possiamo accettare l’idea che la risposta della società al dolore sia una mera procedura amministrativa. Al malato e ai suoi familiari non serve una scorciatoia burocratica, ma una compagnia vera, qualificata e costante che sappia condividere la sofferenza e ridonare speranza laddove tutto sembra finire.
Dobbiamo anche chiederci, con sana ed etica inquietudine: quanto lo stato di salute e le fatiche attuali del nostro Servizio Sanitario Nazionale rischiano di incidere sul vissuto e sulle scelte di chi soffre? Quando la sofferenza psicofisica si somma all’incertezza dei percorsi assistenziali o alla solitudine, la disperazione rischia di prendere il sopravvento. È decisivo evitare che le difficoltà della sanità pubblica aprano la strada all’avanzata di strutture private che non sempre manifestano un’attenzione etica al valore assoluto della persona. La tutela della salute deve rimanere un presidio pubblico, solidale e universale.
La vera risposta della politica e delle istituzioni deve essere lo sviluppo straordinario delle cure palliative, degli Hospice e dell’assistenza domiciliare. Nel nostro territorio abbiamo una straordinaria tradizione e professionisti, medici e operatori sanitari di altissimo profilo e di immensa passione umana. Come ricordammo anche durante un dibattito nel 2021 sul “fine vita” promosso dall’associazione Officina delle Idee insieme a monsignor Erio Castellucci, il dottore Maltoni (direttore dell’unità operativa cure palliative) e il dottore Maitan (allora direttore di anestesia e rianimazione di Forlì) la dignità dell’uomo non si misura sulla prestazione, ma sulla rete d’amore e di cura che sappiamo costruirgli attorno.
Il nostro impegno è il nostro sguardo deve continuare a essere orientato alla speranza e alla concretezza: rafforzare la sanità pubblica, sostenere il lavoro prezioso delle associazioni e delle comunità d’accoglienza, e fare in modo che nessun cittadino debba mai sentirsi solo, inutile o dimenticato nell’ora della fragilità.
Edoardo Russo
Socio della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e co-fondatore dell’APS “Officina delle Idee”


