Cultura a Forlì, lettera aperta di 13 associazioni al Comune: “Un affidamento diretto non diventi un sistema”
Una richiesta di confronto sul metodo con cui vengono pensati e finanziati gli interventi culturali in città. È questo il tema della lettera aperta sottoscritta da tredici realtà culturali di Forlì, attive nei settori del cinema, del teatro, delle arti performative, della rigenerazione urbana e dell’associazionismo, indirizzata all’Amministrazione comunale.
Le realtà firmatarie – festival, spazi, associazioni, compagnie e rassegne che animano la vita culturale forlivese – precisano di accogliere “con favore ogni nuova occasione di cultura in città: più schermi, più palchi, più piazze piene significano più pubblico e più cultura per tutte e tutti”.
Proprio partendo da questa premessa, le tredici realtà ritengono però necessario porre pubblicamente all’Amministrazione alcune domande di metodo, a partire da una vicenda recente che riguarda la rassegna cinematografica estiva “Cinema di Misura”, organizzata dal Comune di Forlì e da poco conclusa, con grande successo.
Secondo quanto riportato nella determinazione dirigenziale n. 1527 del 27 maggio 2026, l’Amministrazione comunale – attraverso il Servizio Sviluppo Economico e Valorizzazione del Patrimonio – ha conferito un affidamento diretto per la realizzazione dell’iniziativa, con un impegno di spesa complessivo di circa 61 mila euro.
Le realtà firmatarie chiariscono però fin da subito che la loro posizione non rappresenta una critica né nei confronti dell’operatore affidatario né nei confronti della rassegna stessa.
“Questo non è un rilievo verso l’operatore affidatario, che ha legittimamente risposto a una richiesta dell’Amministrazione, né verso la rassegna, che si è dimostrata un’occasione di rilievo, in termini di qualità, partecipazione e importanza, per la città”, si legge nella lettera.
I firmatari spiegano inoltre di aver scelto di intervenire soltanto dopo la conclusione della manifestazione “proprio perché non vi fossero margini di ambiguità e strumentalizzazioni rispetto all’intento e agli argomenti che vogliono discutere”.
Il tema posto all’Amministrazione, dunque, riguarda le modalità di programmazione e finanziamento delle iniziative culturali e non il valore dell’evento realizzato.
Secondo le tredici realtà, infatti, “non è un dettaglio che una rassegna di cinema sia stata pensata, decisa e affidata interamente fuori dall’ambito dell’assessorato alla cultura, come strumento di valorizzazione del centro storico”. Una decisione definita “ovviamente legittima”, ma che, secondo i firmatari, evidenzia uno dei punti su cui chiedono un confronto.
La lettera ricostruisce anche il percorso seguito per l’affidamento. Il 4 maggio il Comune avrebbe inviato una richiesta di preventivi a tre operatori: due sale cinematografiche, una di Cesena e una di Rimini, che avrebbero declinato presumibilmente perché già impegnate nei propri progetti estivi, e un’agenzia di comunicazione forlivese, unica ad aver presentato un’offerta.
“Nessuna delle realtà che a Forlì organizzano stabilmente festival e attività culturali è stata invitata, consultata o anche solo informata: dell’iniziativa si è saputo dai giornali”, affermano le realtà firmatarie.
L’atto amministrativo, ricordano, motiva il ricorso all’affidamento diretto con “esigenze di celerità ed economicità delle procedure, inconciliabili con i tempi e i costi di una procedura di gara”.
Per comprendere la questione sollevata, nella lettera viene richiamato anche il bando pubblico per le convenzioni triennali 2025-2027, considerato lo strumento con cui il Comune sostiene stabilmente l’ossatura culturale cittadina.
Il bando mette a disposizione 400 mila euro all’anno, distribuiti in tre aree tematiche – arti performative; arti cinematografiche e audiovisive; letteratura, filosofia, storia, scienze e arte – per complessivamente 23 soggetti selezionati da una commissione di valutazione sulla base di criteri pubblici, tra cui qualità del progetto, bilancio di previsione, capacità di attrarre altri finanziamenti e curriculum.
Chi accede a questi fondi, spiegano le realtà firmatarie, “si impegna su un triennio intero, rendiconta ogni spesa, presenta relazioni descrittive e consuntivi, ed è soggetto a verifica”.
Si tratta, secondo la lettera, “del principale, anche se non l’unico, strumento con cui la città riconosce e sostiene chi fa cultura a Forlì tutto l’anno”.
Il punto evidenziato riguarda in particolare il rapporto tra le risorse assegnate attraverso gli strumenti ordinari e quelle utilizzate per l’affidamento della rassegna cinematografica.
I circa 61 mila euro destinati all’affidamento diretto, per i dieci giorni di attività della manifestazione, sono indicati dai firmatari come una cifra “di poco superiore all’intero stanziamento annuale che il bando triennale destina alle arti cinematografiche e audiovisive (60.000 euro, suddivisi tra tre festival)” e superiore anche allo stanziamento previsto per l’ambito letteratura/filosofia/storia/scienze/arte, pari a 40 mila euro e suddiviso tra sette soggetti.
“In altre parole: un’unica e autonoma scelta amministrativa muove risorse pari o superiori a quelle che interi comparti della cultura forlivese ottengono attraverso un percorso selettivo, annuale, rendicontato e verificato”, scrivono le tredici realtà.
Da qui la domanda posta all’Amministrazione: “Che messaggio si manda a chi partecipa ai bandi, rispetta i criteri e rendiconta ogni euro?”.
Secondo i firmatari sarebbe un errore leggere la vicenda come una questione limitata al cinema o come una rivendicazione di poche realtà. “Il caso riguarda il cinema solo perché è il tema che lo ha reso visibile. È un episodio e insieme un precedente: la domanda riguarda il modo in cui questa città pensa, decide e finanzia la cultura, in tutti i suoi settori”.
La lettera sottolinea infatti che la questione riguarda “chiunque operi, o voglia operare, nella cultura forlivese: chi vince i bandi, chi non li vince, chi non ha la struttura per parteciparvi”.
“Questa è un’interlocuzione con chi amministra per evitare che una prassi diventi sistema. È una domanda di metodo, posta nell’interesse di tutte le realtà culturali della città, comprese quelle che devono ancora nascere o che partecipano ad altri percorsi di finanziamento”, affermano le tredici realtà.
I firmatari riconoscono che “sotto una certa soglia, l’affidamento diretto è consentito dalla legge”, ma aggiungono: “ciò che la legge consente non deve diventare, per prassi, ciò che si preferisce”.
Per questo chiedono chiarimenti all’Amministrazione comunale e all’assessore alla Cultura e vicesindaco Vincenzo Bongiorno, “vista la disponibilità all’ascolto che finora non è mancata”.
Le richieste riguardano innanzitutto “la trasparenza sui criteri con cui vengono individuati gli operatori da invitare”, criteri che nel caso specifico “hanno portato a interpellare due operatori esterni al territorio comunale”.
Le realtà culturali chiedono inoltre che ogni futuro affidamento sia preceduto da “un avviso pubblico di manifestazione d’interesse, aperto a tutte le realtà del territorio” e propongono l’istituzione di “un canale permanente di comunicazione tra Amministrazione e operatori culturali di tutti i settori”.
Tra gli obiettivi indicati anche una verifica pubblica della coerenza tra i diversi strumenti di sostegno alla cultura: “bandi selettivi annuali o pluriennali da un lato, affidamenti diretti dall’altro”.
La lettera si conclude con un richiamo al ruolo del tessuto culturale cittadino: “Forlì ha un tessuto culturale vivo, plurale e abituato a cooperare. Non interpellarlo non è un risparmio di tempo: è uno spreco di città”.
La lettera è firmata da Sunset (Meet the Docs! Forlì Film Fest), Tiresia Media (Meet the Docs! Forlì Film Fest), Sedicicorto (Sedicicorto International Film Festival), Città di Ebla (Ipercorpo), Spazi Indecisi (Inno al perdersi), Collettivo Monnalisa Aps, Zardin, Onde Urbane, Masque Teatro, Un secco no APS, Circolo ARCI Valverde, Forlì Città Aperta e ARCI Forlì.



