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Siccità e caldo, l’allarme di Apofruit: «Servono invasi e infrastrutture per trattenere l’acqua»

Il problema non è più soltanto quanta acqua cade dal cielo, ma quanta di quella che cade si riesce a conservare per quando servirà. È questa, oggi, una delle principali preoccupazioni degli agricoltori italiani secondo Apofruit, la cooperativa ortofrutticola con sede a Pievesestina di Cesena, che nelle scorse settimane ha incontrato i propri soci nei diversi areali produttivi, dal Trentino alla Calabria, passando per Emilia-Romagna e Puglia.

E il quadro che emerge è quello di un’agricoltura che sta cambiando sotto la pressione del clima. Siccità, temperature elevate, scarsità d’acqua e maggiore irraggiamento solare stanno diventando problemi strutturali e non più episodi legati a singole annate. “Ad inizio agosto abbiamo fatto due assemblee, una in Nord Italia e una al Sud, e il tema della siccità è all’ordine del giorno in tutti gli areali -, racconta Mirco Zanotti, presidente di Apofruit -. Il Nord non era storicamente abituato a confrontarsi con questi problemi, ma i cambiamenti climatici si stanno manifestando anche qui, con difficoltà crescenti nella disponibilità idrica e a causa delle elevate temperature. Il Po in questi giorni è un rivolo d’acqua e anche i laghi del Nord sono in crisi”.

Uno dei paradossi messi in evidenza dalla cooperativa riguarda proprio le precipitazioni. La primavera, osserva Apofruit, è stata generosa dal punto di vista delle piogge, ma l’assenza di infrastrutture adeguate non ha consentito di accumulare quelle risorse e renderle disponibili nei momenti di maggiore necessità.

Da qui la richiesta di un cambio di approccio: non più soltanto interventi quando l’emergenza è già arrivata, ma una programmazione nazionale capace di affrontare il problema sul lungo periodo. “Non è più sufficiente intervenire soltanto quando l’emergenza idrica si manifesta”, sottolineano Zanotti e il direttore generale Ernesto Fornari.

Ma l’acqua è solo una parte del problema. A preoccupare sono anche le temperature, che in alcune aree stanno mettendo in discussione la possibilità stessa di mantenere determinate produzioni nei periodi tradizionali. L’esempio portato da Fornari riguarda la mela Gala, raccolta in agosto. “Ci sono varietà di mele, come la Gala, raccolte in agosto e che nei prossimi anni potrebbero essere sempre più difficili da coltivare in questo periodo, perché fa troppo caldo”, spiega. Alcuni produttori starebbero già valutando anche l’espianto degli alberi. E i danni, secondo Apofruit, si sono già visti in questa stagione: £Abbiamo visto una grande quantità di prodotto scottato dal sole, quasi un 20% del raccolto di questa varietà”.

Anche le tecniche di protezione delle coltivazioni stanno quindi cambiando. Nei nuovi impianti, secondo la cooperativa, circa il 50% dei produttori ha installato le reti, mentre l’altra metà non lo ha ancora fatto. Ma le reti non sono più considerate soltanto una protezione contro la grandine. “Fino a dieci anni fa venivano considerate soprattutto per la loro funzione contro la grandine. Oggi stanno assumendo una multifunzionalità completamente diversa”  spiegano Zanotti e Fornari. Le reti grigie o nere vengono infatti utilizzate anche per schermare le colture dall’irraggiamento solare, diventato un fattore di rischio crescente.

La fotografia cambia da territorio a territorio, ma il filo conduttore resta lo stesso. A Cerignola, in Puglia, secondo Apofruit dopo il 10 luglio le condizioni sono diventate particolarmente difficili per la scarsissima disponibilità di acqua e per il peggioramento della qualità dovuto all’aumento della salinità.

Il caldo eccessivo incide inoltre direttamente sulla produzione: oltre determinate temperature le piante reagiscono male, con una riduzione del calibro dei frutti e delle rese. Il problema riguarda pesche, nettarine, albicocche e susine, ma può interessare anche il kiwi. In questo scenario, la Piana di Gioia Tauro, in Calabria, rappresenta invece un’area oggi favorevole alla coltivazione del kiwi anche per la disponibilità idrica garantita dalla vicinanza dei monti.

Ma per Apofruit il punto non è semplicemente spostare le produzioni dove oggi l’acqua c’è.

«Serve un piano nazionale»

La richiesta della cooperativa è quindi rivolta anche alle istituzioni. “Come cooperativa e come produttori dobbiamo continuare a investire. Tuttavia, anche gli enti pubblici e le amministrazioni devono fare la loro parte e ragionare su un piano che non sia più soltanto emergenziale”, ribadiscono Zanotti e Fornari.

La soluzione indicata è quella di una programmazione nazionale sulla gestione della risorsa idrica, con la realizzazione di invasi e infrastrutture capaci di trattenere l’acqua quando è disponibile e renderla utilizzabile quando serve.

Una necessità che, secondo Apofruit, non riguarda più soltanto le aree storicamente esposte alla siccità. “Tutto ciò non riguarda soltanto il Sud: è una questione che ormai coinvolge tutto il Paese”, concludono presidente e direttore generale.

Per un comparto come quello ortofrutticolo, il tema non riguarda dunque soltanto l’estate in corso. Dalla disponibilità di acqua dipendono le rese, la qualità dei frutti, la sostenibilità economica delle coltivazioni e, in prospettiva, anche la scelta di quali produzioni potranno continuare a essere coltivate nei diversi territori italiani.