«Non tutto ciò che cresce è ricchezza»: il repubblicano Ferrini rilancia una lezione di La Malfa
Dopo la lettera aperta dei giorni scorsi sul ruolo del Partito Repubblicano Italiano nello scenario politico attuale, Luca Ferrini – Segretario dell’Unione Comunale del PRI di Cesena – torna a richiamare la figura di Ugo La Malfa. Questa volta lo fa partendo da una riflessione economica del leader repubblicano risalente a 64 anni fa, per riportare nel dibattito di oggi alcune considerazioni sulla crescita dell’occupazione, sull’espansione del settore terziario, sui consumi e sul rischio di confondere la crescita quantitativa con un reale aumento del benessere.
Ferrini accompagna il lungo passaggio della Nota aggiuntiva di La Malfa, datata 22 maggio 1962, con poche parole che ne suggeriscono la chiave di lettura: «È un po’ difficile, lo so, ma Ugo ce lo insegnava già 64 anni fa che non è tutto oro quel che riluce…».
Nel nuovo intervento resta centrale il riferimento all’eredità politica e culturale di La Malfa. Il passaggio scelto da Ferrini mette infatti in guardia da una lettura semplicistica dei dati economici: non ogni aumento dell’occupazione equivale necessariamente a sviluppo e non ogni espansione del terziario è automaticamente indice di maggiore ricchezza. È una riflessione che La Malfa affidava alla sua Nota aggiuntiva del 1962 e che Ferrini ripropone oggi integralmente:
«L’aumento di occupazione non deve risultare inutile spreco di mano d’opera in settori che tradizionalmente costituiscono un rifugio per i sottoccupati e che esercitano una funzione ritardatrice sullo sviluppo economico (…) Non sempre una rapida espansione del settore terziario è sintomo di crescente ricchezza, potendo essa derivare in parte da un sovraffollamento motivato dalla relativa facilità di accesso che il settore stesso presenta, del capitale escluso dalle industrie oligopolistiche e di mano d’opera non qualificata.
Una espansione di questo (…) tipo delle attività commerciali può risolversi in un aumento del costo della vita, in seguito all’aumento di prezzi derivante dalla capacità in eccesso e quindi in una sorta di disordinata tassazione imposta alla collettività per il mantenimento dei sottoccupati.
Avviene in questo caso che l’aumento delle remunerazioni del lavoro, pur provocando un aumento del costo del lavoro per le imprese, non si traduca in corrispondenti miglioramenti dei redditi reali dei lavoratori, a causa degli aumenti dei prezzi al consumo.
Neppure del tutto positiva è la valutazione che può darsi di altre forme e modalità di espansione del settore terziario: lo straordinario incremento di quello che viene definito marketing ossia dell’organizzazione dei mezzi impiegati per vendere i prodotti (dalla pubblicità ad altre forme di concorrenza, allo stesso sistema di vendite rateali) non sempre appare consona al grado di sviluppo del Paese ed alle alternative possibilità di impiego dei mezzi che in tal modo vengono impiegati».
(Ugo La Malfa, Nota “aggiuntiva”, 22 maggio 1962)


