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Si è svolta questa mattina al largo di Cesenatico una nuova operazione nell’ambito della lotta al granchio blu: polpi di pochi giorni di età e una femmina, stabulati negli impianti dell’Università di Bologna, sono stati rilasciati in mare per studiare una possibile forma di controllo biologico della specie invasiva. L’attività rientra nel progetto sperimentale Octo-Blu, promosso e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con l’Alma Mater.

L’obiettivo della ricerca, avviata nel 2024 e giunta ormai al secondo anno, è verificare se il polpo, predatore naturale del granchio blu, possa contribuire a contenerne la diffusione, che negli ultimi anni ha provocato forti squilibri nell’ecosistema marino e pesanti conseguenze per le attività di pesca e acquacoltura, in particolare per la produzione di vongole.

L’operazione di questa mattina è stata effettuata con il supporto della Capitaneria di Porto – Ufficio Circondariale Marittimo di Cesenatico. A guidare l’attività scientifica sono stati Oliviero Mordenti, docente del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università di Bologna, e Antonio Casalini, ricercatore dell’Ateneo e, insieme a Mordenti, responsabile scientifico dello studio. Al rilascio ha partecipato anche l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca Alessio Mammi.

Due anni di studi sul rapporto tra polpo e granchio blu

Octo-Blu nasce da un accordo di collaborazione tra Regione Emilia-Romagna e Università di Bologna, nell’ambito del Programma nazionale Feampa 2021-2027. Il punto di partenza della sperimentazione è stato quello di approfondire il rapporto tra il granchio blu e uno dei suoi predatori naturali per capire se questa relazione possa diventare uno degli strumenti utilizzabili per limitarne la proliferazione.

In quasi due anni di attività, i ricercatori hanno quindi analizzato il comportamento del granchio blu, le sue capacità riproduttive e le abitudini alimentari, lavorando contemporaneamente sulla messa a punto delle tecniche necessarie per allevare e riprodurre il polpo in ambiente controllato.

La sperimentazione ha permesso di raccogliere dati sul rapporto tra le due specie e di perfezionare le metodologie di allevamento fino ad arrivare alle prime schiuse dei polpi. I risultati scientifici ottenuti nell’ambito del progetto sono stati pubblicati anche su riviste internazionali come Scientific Reports e Animals.

Conclusa questa prima fase nelle strutture universitarie, la sperimentazione si è progressivamente spostata in mare. I primi rilasci erano stati effettuati l’11 e il 17 giugno, nelle vicinanze di barriere artificiali sommerse, grazie al supporto logistico del Club Nautico di Riccione. Le operazioni sono poi proseguite nel mese di agosto e continueranno anche nelle prossime settimane.

Il rilascio non rappresenta infatti la conclusione dello studio. Le aree interessate saranno sottoposte a una fase di monitoraggio scientifico, alla quale saranno coinvolti anche i pescatori professionisti, per raccogliere dati utili a valutare gli effetti della sperimentazione.

Mordenti: “Il polpo può contribuire al controllo delle specie più abbondanti”

A spiegare il presupposto scientifico del progetto è il professor Mordenti. “Il progetto sperimentale Octo-Blu ci ha permesso di raccogliere informazioni preziose sul comportamento e sulla biologia del granchio blu presente nel nostro areale – sottolinea – nonché di individuare una possibile strategia per contrastarne la diffusione”.

Il ruolo del polpo all’interno dell’ecosistema marino è al centro della ricerca. “Il polpo – prosegue Mordenti – è un predatore in grado di contribuire al controllo delle specie più abbondanti e si configura, pertanto, come una specie di rilevante interesse ecologico, svolgendo un ruolo importante nella regolazione delle catene alimentari marine”.

Si tratta comunque di una sperimentazione, dalla quale dovranno arrivare dati sufficienti per comprendere se e in quale misura il controllo biologico possa contribuire a ridurre l’impatto del granchio blu.

Mammi: “Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti disponibili”

Per la Regione, la ricerca rappresenta uno dei fronti di un intervento più ampio contro quella che l’assessore Mammi definisce “una delle emergenze più gravi che negli ultimi anni hanno colpito il nostro mare”. “Salvare il settore della pesca, degli allevamenti dell’acquacoltura e delle vongole rappresenta per noi una priorità assoluta – afferma Mammi –. Per questo abbiamo scelto di affiancare alla gestione dell’emergenza una strategia più ampia, fatta di interventi immediati e di una visione di lungo periodo”.

Secondo i dati riportati dalla Regione, dal 2023 sono stati destinati 3,5 milioni di euro di risorse regionali alle imprese della pesca e dell’acquacoltura colpite dalla proliferazione del granchio blu. Il crostaceo invasivo ha provocato la distruzione del novellame e, in alcune aree, una riduzione superiore al 70% della produzione di vongole di taglia commerciale.

A queste risorse si sono aggiunti altri 1,5 milioni di euro nel 2026, oltre al bando aperto quest’anno per le calamità, finalizzato a compensare le perdite di reddito provocate dalla distruzione del novellame e dal crollo della produzione di vongole. Gli stanziamenti messi in campo negli ultimi tre anni sono stati utilizzati anche per sostenere le attività di raccolta, smaltimento e commercializzazione del granchio blu.

Dall’emergenza alla ricerca di soluzioni strutturali

Accanto agli aiuti economici, la Regione punta dunque sulla ricerca per individuare strumenti che possano incidere sul problema nel medio e lungo periodo. “Ringrazio l’Università di Bologna per il lavoro svolto con Octo-Blu – prosegue Mammi –: è un progetto sperimentale, dal quale auspichiamo possano arrivare risultati concreti per contribuire a ridurre la presenza del granchio blu nel nostro areale e, soprattutto, il suo impatto sull’ecosistema e sugli allevamenti”.

L’assessore apre inoltre alla possibilità di sostenere ulteriori studi: “Come Regione siamo disponibili a sostenere anche altri progetti che possano arrivare dalle università e dai centri di ricerca, perché di fronte a un fenomeno di questa portata dobbiamo mettere in campo il massimo impegno possibile e tutte le competenze disponibili”.

L’attenzione resta rivolta soprattutto alle zone maggiormente colpite. “Continueremo a sostenere le imprese – aggiunge Mammi –, ma insieme alle risorse continueremo ad investire sulla ricerca, sull’innovazione e su soluzioni capaci di riequilibrare in modo strutturale la presenza del granchio blu, in particolare nell’area del Delta ferrarese e, più in generale, nell’Adriatico”.

Una strada che la stessa Regione considera ancora da verificare attraverso la sperimentazione. “È una sfida complessa e non esistono risposte semplici – conclude Mammi –: proprio per questo dobbiamo continuare a sperimentare, perché dalla ricerca scientifica possono nascere strumenti nuovi per affrontare problemi che fino a pochi anni fa erano impensabili”.