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Futuro dell’IRST, i soci privati non-profit: “La rete oncologica romagnola è un’evoluzione necessaria”

I rappresentanti della componente privata sociale dell’Assemblea dei Soci dell’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori – IRST “Dino Amadori” IRCCS intervengono nel dibattito pubblico sull’evoluzione gestionale e strutturale dell’Istituto, esprimendo una posizione favorevole al percorso intrapreso dalla Regione e dalle istituzioni romagnole e sottolineando, al tempo stesso, la necessità di preservare e valorizzare il ruolo del non-profit.

A prendere posizione sono Luca Panzavolta, presidente dell’Istituto Oncologico Romagnolo; Maurizio Gardini, presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì; Mirella Falconi Mazzotti, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna; Silvia Poli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola; Luca Lorenzi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena; Pierluigi Stefanini, presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna; Andrea Pazzi, presidente della Fondazione del Monte Faenza.

«Come Istituto Oncologico Romagnolo e Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, assieme a tutte le altre Fondazioni bancarie, soci privati non-profit dell’IRST IRCCS “Dino Amadori”, riteniamo che il percorso intrapreso dalla Regione e dalle istituzioni della Romagna vada nella direzione giusta e va in questo senso riconosciuto l’impegno profuso dal Presidente Michele De Pascale nel costruire una prospettiva nuova e condivisa, così come la disponibilità dell’AUSL Romagna a mettersi in gioco in un progetto che richiede a tutti di superare assetti e logiche consolidate.

Non si tratta di mettere in discussione la storia dell’IRST, ma, al contrario, di creare le condizioni perché quella storia possa continuare e rafforzarsi dentro uno scenario profondamente cambiato rispetto a quello nel quale l’Istituto è nato.

Oggi un IRCCS oncologico deve poter contare su una massa critica adeguata di pazienti, attività assistenziale e ricerca, su volumi e complessità delle prestazioni coerenti con il proprio ruolo e su una forte capacità di operare in rete. Sono elementi che fanno parte degli stessi criteri attraverso i quali il Ministero della Salute riconosce e conferma il carattere scientifico degli IRCCS.

Per questo la costruzione di un’unica rete oncologica romagnola, con una governance e una gestione effettivamente integrate, rappresenta a nostro giudizio un’evoluzione necessaria. Del resto, il tentativo di costruire una rete soltanto come programma, senza un’effettiva integrazione gestionale, è già stato sperimentato e non ha prodotto tutti i risultati attesi.

Le buone visioni, tuttavia, hanno bisogno anche delle condizioni per essere realizzate. Una trasformazione così importante richiede un management qualificato, autorevole e stabile, in grado di tradurre il disegno istituzionale in organizzazione, responsabilità e risultati. La qualità e la continuità della guida saranno quindi, a nostro avviso, una delle condizioni decisive per il successo del nuovo progetto.

In questa evoluzione riteniamo altrettanto importante che venga preservata e valorizzata la presenza del non-profit. L’IRST è nato anche grazie alla capacità della comunità romagnola, del volontariato e della società civile organizzata di affiancare le istituzioni pubbliche nella costruzione di un grande progetto oncologico. Questa componente non rappresenta soltanto una presenza nella compagine societaria: è un partner valoriale, capace di portare partecipazione, vicinanza ai pazienti, capacità di mobilitare risorse e un forte legame con il territorio.

La nuova governance dovrà quindi rafforzare la capacità di indirizzo del sistema pubblico senza disperdere questa originalità. Pubblico e non-profit non sono alternativi: sono parti di un modello che proprio nella loro integrazione ha trovato una delle ragioni della forza dell’IRST.

La soluzione individuata ha inoltre un valore che, come soci, consideriamo fondamentale: non cancella l’IRST e non ne disperde l’identità, ma consente all’Istituto di rimanere soggetto autonomo, conservando la propria natura giuridica e inserendolo al centro di un sistema oncologico molto più ampio e solido.

Crediamo che questo sia anche il modo più concreto per essere fedeli all’intuizione di Dino Amadori: non conservare immutato ciò che è stato costruito, ma fare dell’IRST il motore scientifico di un sistema oncologico capace di servire tutta la Romagna. Difendere una storia significa soprattutto darle un futuro».