Diesel Euro 5, niente blocco dal 1° ottobre: la Regione Emilia Romagna cambia strada
Niente blocco strutturale dei diesel Euro 5 dal 1° ottobre in Emilia-Romagna. La Regione ha deciso di sospendere la misura prevista dalla normativa nazionale e di sostituirla con un pacchetto di interventi compensativi, sostenendo che consentiranno di ottenere una riduzione delle emissioni inquinanti equivalente o superiore a quella che sarebbe stata ottenuta con il divieto di circolazione. Complessivamente, secondo la Regione, il provvedimento avrebbe interessato circa 90 mila veicoli diesel Euro 5.
La scelta è stata condivisa con le altre Regioni del bacino Padano e illustrata dall’assessora regionale all’Ambiente e alla Mobilità Irene Priolo ai 207 Comuni interessati dal Piano della qualità dell’aria.
Cosa cambia dal 1° ottobre
La Regione ha scelto di intervenire su altre fonti di emissione, in particolare sul riscaldamento civile e sulle misure emergenziali legate alla qualità dell’aria.
La prima novità riguarda l’accensione degli impianti di riscaldamento nelle aree di pianura, che viene posticipata al 1° novembre. Nei Comuni della zona climatica E, dove l’avvio della stagione termica è attualmente previsto dal 15 ottobre, si perderanno quindi quindici giorni di funzionamento. Per Forlì e Forlimpopoli, che si trovano invece in zona climatica D, l’avvio è già previsto dal 1° novembre.
La misura riguarda anche gli impianti alimentati a biomassa, con le esclusioni previste dalla normativa per strutture come ospedali, strutture assistenziali e scuole.
I sindaci potranno comunque intervenire con proprie ordinanze in caso di comprovate esigenze, per esempio legate a particolari condizioni meteorologiche, modificando i periodi di esercizio e la durata giornaliera degli impianti o stabilendo limiti alla temperatura negli edifici.
Più severe le misure quando scatta l’emergenza smog
Durante le fasi emergenziali per la qualità dell’aria cambieranno invece le limitazioni alla circolazione previste dal Pair 2030. L’orario delle restrizioni alla circolazione dei veicoli privati nei Comuni con più di 30 mila abitanti, nell’agglomerato di Bologna e nei Comuni che hanno aderito volontariamente verrà esteso di un’ora: dalle attuali 8.30-18.30 si passerà alle 8-19.
Sempre nelle fasi emergenziali sarà inoltre vietato l’utilizzo degli impianti di riscaldamento civile alimentati a biomassa che non raggiungono almeno la classe emissiva 5 stelle. Il divieto comprenderà quindi anche gli impianti a 4 stelle.
Dieci milioni per cambiare le caldaie più inquinanti
La Regione affianca alle limitazioni anche un nuovo piano di incentivi. La Giunta ha infatti candidato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica un progetto da 10 milioni di euro per favorire la sostituzione degli impianti di riscaldamento civile più inquinanti con pompe di calore, anche abbinate a pannelli fotovoltaici, compresi quelli da balcone.
Il progetto è destinato ai cittadini residenti nei Comuni delle zone di pianura dell’Emilia-Romagna, ma al momento non è ancora operativo: la proposta è stata inviata al ministero ed è in attesa dell’approvazione. Solo dopo l’eventuale ammissione al finanziamento la Regione potrà approvare il bando.
L’intervento si aggiunge ai contributi già stanziati negli ultimi anni. Dal 2021 a oggi, la Regione Emilia-Romagna afferma di aver erogato circa 40,6 milioni di euro per sostituire generatori a biomassa inquinanti con impianti a 5 stelle o pompe di calore.
De Pascale: “Senza scaricare il peso su famiglie e imprese”
La decisione di sospendere il blocco degli Euro 5 viene motivata dalla volontà di mantenere gli obiettivi ambientali evitando però l’impatto diretto che il provvedimento avrebbe avuto sulla mobilità di migliaia di cittadini e sulle attività economiche.
“Abbiamo scelto di utilizzare fino in fondo tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione per mettere in campo misure compensative che garantiscano una riduzione superiore delle emissioni inquinanti ed evitare così una limitazione che avrebbe avuto un impatto concreto sulla vita quotidiana di migliaia di persone, famiglie e fasce più fragili della popolazione, e sull’attività delle imprese, già fortemente gravate dall’aumento dei costi dell’energia- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale all’Ambiente e alla Mobilità, Irene Priolo-. Lo facciamo senza arretrare di un passo rispetto all’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria: quella individuata è una soluzione che tiene insieme tutela dell’ambiente e sostenibilità sociale”.
“Il bacino padano continua ad avere una situazione particolarmente complessa dal punto di vista della qualità dell’aria e, come previsto nel nostro Piano regionale, sappiamo che servono interventi su tutte le principali fonti emissive- proseguono de Pascale e Priolo-. Per questo interveniamo anche sul riscaldamento civile, posticipando di 15 giorni l’avvio della stagione termica nelle aree interessate e rafforzando, nelle fasi di maggiore criticità, le limitazioni agli impianti a biomassa più emissivi. Su questi temi stiamo lavorando anche con un confronto con le regioni del Bacino Padano, perché la qualità dell’aria non conosce confini amministrativi e richiede politiche il più possibile coordinate tra territori che condividono le stesse criticità. Continueremo a lavorare affinché gli obiettivi ambientali siano raggiunti con misure capaci di produrre risultati concreti per la salute di cittadini e cittadine e, allo stesso tempo, sostenibili per le nostre comunità”.
La Regione ricorda che la sospensione del blocco è resa possibile dalla normativa nazionale, che consente di individuare misure alternative e compensative capaci di garantire gli obiettivi di riduzione delle emissioni.
A fine luglio l’Assemblea legislativa regionale, su proposta della Giunta, aveva approvato una specifica norma per consentire l’individuazione delle misure compensative.
Il commento di Federconsumatori Emilia Romagna
Federconsumatori Emilia Romagna, che già aveva chiesto nei giorni scorsi la sospensione del blocco alla circolazione dei diesel euro 5, apprezza la decisione della Regione Emilia-Romagna che ha deliberato in senso socialmente responsabile, tuttavia ribadisce con forza che questa decisione non deve far dimenticare la crisi climatica o portare ad allentare le misure di contrasto alle emissioni nocive. Il punto – per Federconsumatori – è procedere coniugando riconversione ecologica e sostenibilità sociale, questa è la sfida vera, soprattutto in una regione come la nostra colpita enormemente da fenomeni meteorologici estremi dovuti al cambiamento climatico.


