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Presidio unitario a un anno dalla chiusura di cinema, teatri e luoghi culturali

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Slc Cgil Emilia-Romagna, Fistel Cisl Emilia-Romagna e Uilcom Uil Emilia-Romagna riportano di un grande riscontro in merito all’iniziativa svoltasi oggi dei sindacati con i lavoratori dello spettacolo, del cinema e della produzione culturale.

Di seguito il comunicato stampa sottoscritto dai sindacati: “Nonostante ripetuti attacchi hacker, i lavoratori hanno portato a termine il loro presidio, inizialmente previsto in presenza in piazza Pasolini e poi necessariamente trasferito su piattaforma Zoom. L’iniziativa si collegava a tante altre analoghe svolte in tutta la penisola per ricordare che un anno fa iniziava un periodo buio per la cultura e per lo spettacolo.

Non possiamo che essere contenti del fatto che il ministro Dario Franceschini abbia detto che cinema e teatri sono luoghi sicuri e che l’Italia deve essere la prima a riaprirli. Bene, ma chiediamo che si faccia presto, perché  non basta più quello che è stato fatto sinora a far sopravvivere questo settore e chi ci lavora.

Non bastano più i ristori né in quantità né in durata, non basta più la Cassa/Fis in deroga Covid e non basta più nemmeno il divieto di licenziamento, perché migliaia di lavoratori in regione hanno comunque già perso il loro posto di lavoro perché a tempo determinato, stagionali o intermittenti.

Perciò occorre un rilancio degli investimenti pubblici con nuove regole per la distribuzione di questi contributi, con vincoli più forti affinché i contributi pubblici siano legati al rispetto dei CCNL di lavoro del settore. I CCNL devono essere rinnovati, a partire da quello delle Fondazioni Lirico Sinfoniche che è bloccato da 15 anni: le Fondazioni sono motori di produzione culturale che creano lavoro indotto, ma perché possano svolgere questo ruolo, hanno bisogno di riemergere dall’oscurità dove sono stati sospinti da decenni di indifferenza verso queste nostre eccellenze; hanno bisogno di stabilizzazioni dei precari storici, hanno bisogno di un organico adeguato, anche recuperando i corpi di ballo. Se vogliamo far rispettare contratti e tutele secondo noi c’è bisogno di un ruolo più forte  dell’Osservatorio sulla cultura regionale, c’è bisogno di un accordo di protocollo per le buone pratiche, c’è bisogno di una percorso di certificazione della qualità sociale di chi opera a qualunque titolo nella cultura. Perché non basta più curare nella emergenza, bisogna progettare il futuro, un futuro in cui la dignità dei lavoratori dello spettacolo sia dignità per TUTTI”.

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